L’usura nel novarese, da un’intervista al Pm Caramore alcuni spunti di analisi

Caramore intervista

L’Osservatorio provinciale sulle mafie di Libera Novara sta lavorando – nell’ambito della collaborazione attivata quest’anno con la Camera di Commercio di Novara – a un breve documento video che faccia il punto sul fenomeno dell’usura nel Novarese, soprattutto alla luce delle ultime vicende giudiziarie. Per questo motivo comparirà nel documentario anche il Procuratore Ciro Caramore, che nel corso dell’intervista ha offerto vari spunti di analisi di questo reato, di cui ne riprendiamo brevemente alcuni.

Il primo dato, che spesso ricordiamo, è quello della sommersione del fenomeno usuraio, di cui solo una minima parte è portata alla luce. Tecnicamente si parla di cifra oscura elevata, cioè di una significativa differenza tra il numero di reati scoperti e quelli effettivamente perpetrati. Questo dipende in gran parte dalla mancanza di denunce da parte delle vittime, dovuta in parte a un senso gratitudine malriposto nei confronti dei presunti benefattori e in parte alla paura. Questa è spesso dovuta alle minacce, che qualificano la condotta estorsiva che spesso accompagnano l’usura, ma anche alla possibilità di fallimento economico, che si comprende ancora di più alla luce del fatto che le vittime molto spesso sono imprenditori, che talvolta hanno un rapporto pregresso di tipo commerciale con l’usuraio. Questo si attacca alla loro attività come una sanguisuga, spolpandola poco a poco; lo dimostra il fatto che, in alcuni casi novaresi, le vittime siano state costrette a una cessione di beni in natura, come edifici o camion, non potendo far fronte al debito con il solo denaro.

Per quanto riguarda i meccanismi, l’usura è un fenomeno che è andato evolvendosi nel tempo: alla semplice dazione di denaro si è progressivamente affiancato un uso disinvolto di titoli di credito, come assegni e cambiali.

I primi sono particolarmente utili per dissimulare la natura usuraria del pagamento, permettendo il riciclaggio della somma: basta che l’usurato consegni un assegno privo di beneficiario all’usuraio, che si avvarrà di un complice per la riscossione. Le cambiali sono invece uno strumento di assoggettamento molto forte, esponendo la vittima alla possibilità di protesto e quindi al rischio di fallimento. I titoli possono essere continuamente rinnovati e aumentati, vincolando sempre maggiormente l’usurato.

Si rivelano dunque molto importanti, come strumenti d’indagine, le intercettazioni ambientali e telefoniche e l’analisi dei dati contabili che talvolta rivelano operazioni sospette, mancando quasi sempre la denuncia. Più collaborazione da parte delle vittime si ha sicuramente dopo la scoperta dei fatti: mentre prima faticano persino a riconoscersi come vittime, una volta identificati – ha detto Caramore – gli usurati hanno un ruolo importante nel prosieguo delle indagini.

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