Castello di Miasino, il riutilizzo per dimostrare che la legalità conviene

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Dopo lo sgombero dello scorso anno e la recente acquisizione dell’immobile, la Regione Piemonte illustra in una delibera di Giunta dell’11 aprile gli obiettivi di pubblico interesse da perseguire nel riutilizzo sociale del bene. Un atto importante che mette nero su bianco le prossime tappe del percorso e pone le basi per la realizzazione del bando pubblico che deciderà il futuro del Castello. Questo infatti sarà assegnato per un periodo massimo di dieci anni (prorogabili) a cooperative sociali, associazioni o comunità che utilizzino la struttura «per lo svolgimento di attività sociali in senso ampio, al servizio del territorio, al fine di rafforzare ed accrescere la cultura della legalità e creare opportunità di sviluppo e di lavoro».

Il progetto dovrà avere una propria sostenibilità economica e la capacità di valorizzare la vocazione speciale del bene, dichiarato di interesse culturale nel 2004. Ponendo una particolare attenzione all’inserimento lavorativo, soprattutto dei giovani e delle persone svantaggiate, e al legame col territorio, il riuso potrà avvenire in tre ambiti, tra cui quello culturale e quello turistico-ricettivo, attività finora svolte nel Castello. Ma la vera novità è il terzo settore, quello ludico-creativo, che comprende «attività didattiche, educative e ludico-ricreative aventi rilevanza sociale e volte a rafforzare la cultura della legalità e del contrasto al crimine sul territorio» e iniziative volte a «promuovere l’incontro, la partecipazione e lo sviluppo di percorsi di cittadinanza attiva».

Sarà questo il vero valore aggiunto di un percorso che ha l’obiettivo di dimostrare che lo Stato e i cittadini hanno vinto e che i beni confiscati possono funzionare anche meglio se inseriti in un circuito di economia sana: che «la legalità conviene più dell’illegalità».

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