“Io non taccio”, storia di Paolo Borrometi e della libertà d’informazione in Italia

LTM e Paolo Borrometi

Io non taccio. L’Italia dell’informazione che dà fastidio” (Cento Autori, 2015) è la raccolta di otto storie, quelle di altrettanti giornalisti che, per aver svolto con passione e determinazione il proprio lavoro, sono stati vittime di minacce, violenze e querele pretestuose. Tra gli autori c’è anche Paolo Borrometi, giovane giornalista del Ragusano, ospitato a Novara dall’Associazione La Torre-Mattarella sabato 30 gennaio.

Borrometi, collaboratore dell’Agi e direttore della testata online laspia.it, è sotto scorta dal 25 agosto 2014, dopo un’escalation di minacce culminata con un pestaggio di cui porta ancora i segni e con un incendio alla porta di casa, ma soprattutto (di questo e non delle sue vicende personali preferisce parlare) è l’autore di alcune scomode inchieste che hanno svelato il radicamento e gli affari della criminalità organizzata nel proprio territorio, come quella che riguarda il comune di Scicli, location resa famosa dalla serie televisiva del commissario Montalbano. Borrometi ha infatti raccontato dell’ascesa al potere di un «gruppo di netturbini», partita dal racket dei manifesti elettorali e giunta fino alla raccolta dei rifiuti solidi urbani, passando per le estorsioni e lo spaccio. Dopo gli avvertimenti, le botte e la delegittimazione, oggi i suoi articoli trovano riscontri nell’operazione Eco, che nel giugno 2014 ha sgominato il gruppo criminale e che vede a processo anche l’ex sindaco con l’accusa di concorso esterno, e nello scioglimento per mafia del Comune di Scicli avvenuto il 29 aprile 2015.

In conferenza Borrometi ha riportato una citazione che ben rappresenta il ruolo sociale del giornalista: «Sei un problema prima per le forze dell’ordine e poi per noi», gli ha detto uno degli uomini che ha tentato di dissuaderlo con le minacce, intendendo che i suoi articoli obbligassero gli organi inquirenti, loro malgrado, a intervenire. Ecco l’importanza di un’informazione libera, capace di mantenere alta la soglia dell’attenzione fino a contribuire all’affermazione della legalità. Un bene raro in Italia, al 73esimo posto (dietro a Hong Kong, Senegal e Moldavia) nella classifica di Reporter Sans Frontières sulla libertà di stampa, dove l’osservatorio Ossigeno per l’informazione ha contato 528 minacce a giornalisti nel 2015 e 24 nei primi 29 giorni del nuovo anno. Dati impietosi che ci pongono di fronte a una sfida di civiltà e diritti, in cui siamo tutti chiamati fare la nostra parte, a partire dal sostegno di chi, come Paolo Borrometi, si trova in prima linea.

 

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