Nuovo bene confiscato a Novara, nuova sfida!

centro-storico-vicoli-d13

Il Comune di Novara ha dato la propria disponibilità ad acquisire un immobile appartenuto in passato a un esponente della criminalità organizzata, Giuseppe Benvenuto. La Giunta comunale, nella seduta di ieri, ha deciso infatti di presentare all’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata una manifestazione di interesse relativa a un piccolo negozio in corso XXIII marzo, sequestrato nel 2009 e utilizzato per il commercio di prodotti ortofrutticoli. Contestualmente è al vaglio anche la pratica per rilevare un appartamento, sempre di precedente proprietà di Benvenuto, di circa 70mq nei pressi del negozio.

La vicenda

Giuseppe Benvenuto, 37enne al giorno dell’agguato che gli costò la vita nel settembre 2010, viveva a Novara da anni con la famiglia, dove gestiva i propri affari tra la Sicilia e il Piemonte. A Novara viveva in corso 23Marzo, a due passi dal piccolo negozio oggi instradato dal Comune di Novara verso il riutilizzo sociale. Secondo gli inquirenti, che nel 2005 iscrissero il suo nome all’interno dell’operazione “Gorgia”, era referente sul territorio di Francofonte (SR) del boss Sebastiano Nardo, fedelissimo di Nitto Santapaola, storico leader della mafia Catanese.
Originario di Francofonte, un piccolo centro del Siracusano, nell’estate dell’agguato era in Sicilia, a Vizzini, in vacanza con la moglie e i tre figli. Il suo fu un omicidio plateale e certamente commesso in ambito mafioso: due killer l’hanno avvicinato in macchina e hanno sparato tre colpi di fucile, che l’hanno raggiunto al torace e a un fianco, e ridotto in fin di vita. Poi sono spariti nel nulla. Si trattò di un regolamento di conti, maturato sul solco della contrapposizione tra famiglie malavitose del Siracusano e del Catanese.

A quanto riportano le cronache locali di Novara a cavallo dell’omicidio, i suoi problemi con la giustizia erano cosa nota anche in città: tutti lo sapevano in zona Bicocca. A gennaio del 2010 era finito nel mirino dell’Antimafia di Catania, che aveva disposto a suo carico una confisca di beni (tra i quali quelli oggetto del provvedimento del Comune di Novara) per un milione e mezzo di euro. Il provvedimento del tribunale di Siracusa riguardava una villa, un appartamento e un’impresa agricola a Francofonte, ma anche un esercizio commerciale, una bottega e un appartamento a Novara, oltre a diversi mezzi di trasporto e rapporti bancari.

Nell’aprile del 2008 Benvenuto venne condannato in primo grado a 8 anni per associazione mafiosa. I fatti in quel caso riguardarono un precedente agguato subito nel 2001, da cui uscì vivo per miracolo (riportando una ferita alla gamba) e in cui perse la vita lo zio. In quell’episodio Benvenuto riuscì a salvarsi rispondendo al fuoco del commando rivale con un’arma posseduta illecitamente e uccidendo un membro degli assalitori, Emanuele Lo Presti, al tempo 21enne. Così è morto anche il padre Salvatore, ucciso l’8 luglio 2006.

Il riutilizzo sociale

Come normalmente avviene in questi casi, dopo la sentenza di confisca definitiva, l’Agenzia Nazionale per i Beni Sequestrati e Confiscati ha provveduto a inoltrare a una serie di enti territoriali un invito ad avanzare una manifestazione d’interesse per la presa in carico del bene. Medesima situazione del Castello di Miasino.
L’iter è volto a favorire il riutilizzo sociale del bene, come indicato nella legge di iniziativa popolare 109/96, fondativa dell’esperienza di Libera.
Dunque, dopo il parere negativo della Provincia, il Comune di Novara ha dato il via libera alla presa in carico del primo dei due beni in questione: «abbiamo aderito volentieri alla proposta dell’Agenzia dei beni confiscati – ha commentato il sindaco Andrea Ballarè – perché condividiamo profondamente gli obiettivi che la legge (il decreto legislativo 159 del 2011) , attribuisce a queste azioni: un significato anzitutto simbolico, di recupero della legalità di beni utilizzati nell’ambito di attività criminali. Considero molto importante anche l’utilizzo a fini sociali dei beni confiscati e acquisiti al patrimonio pubblico».
«Abbiamo intenzione – aggiunge il vicesindaco e assessore al patrimonio Nicola Fonzo – di assegnare il bene con un procedura che sarà definita in stretto raccordo con l’Agenzia: puntiamo ad affidarlo a una realtà associativa o del volontariato operante in città».

Ora è necessario cogliere al meglio questa nuova sfida, che nei giorni dello sgombero del Castello di Miasino rappresenta un’opportunità unica per la comunità novarese.
Libera non può che esprimere la massima soddisfazione per la scelta intrapresa dal Comune e mettere come sempre la propria attività e la propria rete a disposizione di un percorso efficace e rapido di riutilizzo sociale. L’obiettivo è e resta il rientro di un bene sottratto alle mafie nella piena disponibilità della collettività: questo è lo spirito della 109/96 per come sognato da un milione di cittadini firmatari nel 1995 e per come intuito da Pio La Torre (intuizione che, come sappiamo, gli costò la vita). Insomma, non si tratta di immobili qualsiasi: lì dentro vive una delle migliori pagine della nostra storia.
Occorre farsi carico di questa responsabilità, mantenedo la massima attenzione nel presidiare ogni passaggio e senza perdere mai il senso profondo e radicale che un bene confiscato e riutilizzato è in grado di rappresentare per la società.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *