Con Paola Caccia verso il 21 marzo!

Nella serata di ieri, giovedì 12 febbraio, Libera Novara ha risposto all’invito dei due club Rotary  Valsesia e Soroptimist Valsesia, organizzatori di una cena di confronto e memoria sulla figura del giudice Bruno Caccia, ucciso dalla mafia nella sua Torino il 26 giugno del 1983.
C’eravamo noi e Paola Caccia, una delle figlie del giudice che da anni fa suo un dovere di testimonianza, intimo e personale come il rapporto che lega una figlia al proprio padre, e di ininterrotta ricerca di verità. Sì, perché la storia non ha ancora scritto la parola fine sulla vicenda Caccia, sulle motivazioni di quell’omicidio così anticipatorio e “stonato” nella Torino dei primi ’80 ancora frastornata da un’eversione in decadenza. Come anche sospeso è ancora il giudizio sui silenzi e sui depistaggi che seguirono indagini quantomeno approssimative, i cui strascichi sono ancora oggetto di lavoro e riflessione.

Noi eravamo lì ieri sera, piccoli piccoli al suo fianco, provando a rispondere nel migliore e più intelligente dei modi a chi ci chiede «che progetti realizzate, di cosa vi occupate?». La risposta era tutta nelle parole di Paola. Nella tenacia di chi 32 anni dopo non smette di materializzare il dolore, condividendolo per la pancia dell’uditorio e aggravandolo di una responsabilità: quel lutto deve pesare sulla storia; quella massa deve spostare, seppur di poco, l’ago della bilancia.

Persone come Paola Caccia sono preziose e devono essere considerate bene pubblico da tutelare!
Ti tengono ancorato alla realtà, ti prendono per mano e ti danno la scossa. Insomma, sono persone elettrostatiche e alle persone come Paola Caccia dico grazie grazie! Due volte.

Paola Caccia

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