Un laboratorio partecipativo per il futuro del Castello di Miasino

Castello-(invito)«Più la sfida risulta grande e più il nostro lavoro non deve mai perdere di vista la propria mission fondante: essere coordinamento di forze, rete tra idee, storie e, dove possibile, scintille di cambiamento». Così Mattia Anzaldi, referente provinciale di Libera a Novara, introduce il senso della prossima iniziativa del coordinamento antimafia e del progetto “Osservatorio provinciale sulle mafie“, spiegando come proprio da questa necessita, dopo anni di denuncia e sensibilizzazione sul tema dei beni confiscati alle mafie, il coordinamento novarese di Libere decida di invitare segmenti della cittadinanza allargata a confrontarsi insieme sul futuro possibile del bene confiscato al boss di Camorra Pasquale Galasso, noto come Castello di Miasino.

Un castello di idee” sarà in primo luogo un laboratorio partecipativo, all’interno del quale piccoli e medi imprenditori, pubblici amministratori, cooperative sociali e organizzazioni culturali e di volontariato avranno modo di dialogare e confrontarsi, ognuno portatore di esperienze professionali e sensibilità da mettere al servizio di un progetto comune. In secondo luogo sarà occasione utile per ribadire ancora una volta quanto importante sia che “la roba” tolta ai mafiosi, sottratta precedentemente alla collettività attraverso proventi illeciti e traffici illegali, torni ad essere “cosa pubblica”, motore di un’economia pulita e di uno Stato che contro le mafie ha il coraggio di vincere.
Questo il contributo che Libera Novara vuole portare sul tavolo di una sfida nazionale perché, come aggiunto da Anzaldi, «ognuno è chiamato a fare la propria parte, per come può: gli amministratori pubblici devono identificare soluzioni politiche e coraggiose per sbloccare l’attuale situazione; gli imprenditori del settore mettere idee e saperi al centro del dibattito; le fondazioni private territoriali identificare risorse utili a questo percorso e noi cerchiamo, umilmente, di preparare il campo e mettere in collegamento questi soggetti. Facciamo rete perché siamo convinti che ne valga la pena».

Come funziona?…

Intanto si tratta di un laboratorio partecipativo, quindi di un evento necessariamente vincolato da regole volte a facilitare la partecipazione e il naturale confronto. Questo primo momento è stato pensato a numero chiuso, proprio per rendere possibile l’elaborazione delle idee attraverso la modalità del World Café (per info su posti disponibili scrivere a novara@libera.it).
La mattinata si svolgerà inizialmente attraverso il contributo tecnico di tre relatori, che brevemente delineeranno la situazione attuale del bene confiscato – tutt’ora imprenditorialmente attivo e nelle mani della famiglia del boss.
Seguirà quindi il lavoro ai tavoli, così come previsto nei “World Café”. Una decina di tavoli, da cinque partecipanti l’uno circa, si in interrogheranno a partire da alcuni interrogativi e stimoli emersi sul tema.
Dopo la pausa pranzo, offerta dall’organizzazione, si terrà la restituzione di ciò che di più importante è emerso dai tavoli. Si farà sintesi del contributo portato da ciascuno e si delineeranno i prossimi passi verso la costruzione di un progetto definitivo di riutilizzo sociale del bene.

QUI trovi il programma della giornata!

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