Di rientro dalla carovana piemontese, ognuno con il suo bagaglio di volti e storie

La carovana Libera Piemonte torna a Nord. Un viaggio durato 11 giorni tra storie, scoperte, esperienze e incontri. Incontri capaci di farti vedere il mondo con nuovi occhi, prolungando il ricordo e la narrazione. Insomma, si torna a casa diversi, ognuno con i suoi volti e le sue immagini.

10571865_530379487107932_111324248_oIo mi porto a casa questo. E’ il volto di Michele Albanese, giornalista del “Quotidiano della Calabria”. Dal 17 Luglio, Michele è costretto a vivere sotto protezione. In ogni suo spostamento deve essere accompagnato dalle forze dell’ordine e con un’ auto blindata. Michele è solo l’ultimo di una lunga serie di giornalisti minacciati in Calabria. Da anni si occupa della cronaca giudiziaria della Piana di Gioia Tauro e già in passato aveva ricevuto messaggi dalle cosche. In molti anni al Quotidiano della Calabria si è occupato di tutte le famiglie mafiose della zona tirrenica: dai Bellocco ai Pesce, dai Piromalli ai Crea. Albanese, inoltre, è il giornalista che ha pubblicato per primo la notizia sull’inchino della Madonna della Grazie di Oppido Mamertina davanti all’abitazione del boss Giuseppe Mazzagatti.

Incontriamo come carovana antimafia piemontese Michele a Polistena, in una delle nostre tappe la sera del 2 Settembre. Michele non esce di casa da tre giorni. Ha voglia di parlare, discutere, liberarsi di un peso. Con noi, trova la sua opportunità. Mi piace Michele. Ha  tutte le caratteristiche del “giornalista-giornalista”. Michele è lo sguardo impressionista di Pippo Fava, la caparbietà di Beppe Alfano, la militanza di Peppino Impastato, la passione di  Giancarlo Siani. Un concentrato di capacità, memoria ed esperienza professionale. Michele ci racconta le vicende della Piana, illumina di una luce improvvisa i segreti di una cultura e di un modo di vita: la religione, i rapporti tra sudditi e potenti, tra società locale e governo centrale, l’inganno e la sopraffazione che stanno alla base di un patto sociale coatto; e insieme, nonostante tutto, la speranza e la volontà di opposizione e di lotta di gruppi e di singoli il cui coraggio solitario sollecita qualcosa di più della nostra ammirazione. Il suo racconto è minuziosamente vero, denso di drammi e di conflitti, popolato di personaggi che sembrano romanzeschi: preti, ribelli, capimafia e uomini faticosamente maturati alla politica. La sua storia è anche metodica, insistente lettura di segni che decifrati e disposti in un discorso coerente, tracciano un disegno della ‘ndrangheta e della sua cultura. Cultura moderna e contemporaneamente arcaica. E in questo racconto la sua faccia diventa associazione. Michele è la faccia stessa della Calabria. E’ l’espressione infima, contraddittoria e atroce di Gioia Tauro: un territorio cannibalizzato dalla criminalità organizzata, dai disastri della chiesa, della scuola e della politica. E’ la faccia di un’Italia malata, tradita, impedita di essere se stessa, provocata alla lotta o a un tenace e responsabile, ma sfibrante, esercizio di pazienza. Ma la faccia di Michele è anche un’altra. E’ la faccia del coraggio e della reazione. La stessa reazione incontrata tra i ragazzi e le ragazze della cooperativa Valle del Marro. La stessa reazione di Don Pino Demasi (referente di Libera nella Piana di Gioia Tauro), quando confessa che «la Calabria ha bisogno di tutto, ma soprattutto dei calabresi». È la stessa reazione di Celeste Lo Giacco, sindacalista della Flai (Federazione lavoratori Agroindustria) che poco più che ventenne, si trova a denunciare e combattere il caporalato a Rosarno, il suo paese d’origine. E’ la reazione di tutti quei ragazzi consapevoli di essere nel buco di culo d’Italia. Un buco fatto apposta per restarci. Ragazzi consapevoli della propria forza e dei propri limiti.  Ragazzi giovani e gentili che girano la ruota del carro e che guardano in direzione del vento. E quando li conosci, ci cresci in mezzo, la tua strada può essere soltanto una.
Diventare anche tu, un po’ calabrese.

Giuseppe Passalacqua

Il servizio realizzato da Giusy Trimboli della redazione di Video Novara, in occasione del rientro della Carovana:

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