Caso Princiotta: la nostra risposta non può che essere L7 Piemonte

Ci sarebbe alla base dell’arresto di Antonino Princiotta, segretario generale della Provincia, un’ipotesi di reato corruttivo volto a rilasciare una certificazione illegittima alla Eco.Fly srl (esatto la stessa società che risultava dalle carte dell’altra operazione antimafia della Dda di Milano, quella che tra le altre cose scoprì un traffico di rifiuti illegale a Romentino).
Un fatto di gravità assoluta perché interessa un dirigente, Princiotta, da tempo già avvicendato nel “Sistema Sesto” insieme al suo ex presidente di Provincia Filippo Penati. Un dirigente su cui più volte l’amministrazioni Sozzani aveva sottolineato la fiducia e la buona fede.
Un episodio ancora più drammatico se inserito nell’ennesima concatenazione di reati criminali che interessano l’ambiente e il traffico (o smaltimento) dei rifiuti.

Il punto 5 della piattaforma L7 Piemonte, figlia della L10 Piemonte che aprì la strada a questo tipo di progetto nel 2010, interessa proprio ed esclusivamente la materia “attività estrattive”. Non un caso dunque, perché l’abbiamo imparato soprattutto in questi ultimi quattro anni: la materia è dura, non esattamente di facile approccio, ma – oggi evidentemente lo diciamo con ancor più convinzione – nevralgica per la gestione del territorio novarese, oltre che per la spartizione di determinate fette di potere e di economia locale.
E allora partiamo da qui, come riportato nel nostro commento a La Stampa. Denunciando, sempre quando necessario, e proponendo: L7 Piemonte va sottoscritta e tradotta in buone politiche.

Caso-Princiotta
Mattia Anzaldi

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