Per Ilaria e Miran, un 21 marzo diverso

Ilaria AlpiRaccontare la storia di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin significa oggi raccontarne tante altre, più o meno note, più o meno intricate.
Ilaria, giornalista del Tg3, e Miran, video-operatore freelance, si conoscono in Bosnia, dove collaborano una prima volta per raccontare gli orrori della guerra, lei con le parole e lui con le immagini. Facevano semplicemente molto bene il proprio mestiere. Lo sapeva bene Ilaria quando chiese a Miran di accompagnarla in Somalia e lo sapeva altrettanto bene Miran quando accettò senza pensarci troppo quell’incarico sicuramente pericoloso.

Fin qui tutto semplice, due abili giornalisti partono per la Somalia per fare il loro lavoro. Ma qui le cose si complicano: Ilaria e Miran seguono la pista del traffico d’armi e scoprono il mistero che si cela dietro alle navi affondate in prossimità delle coste somale e all’autostrada “degli italiani” Garoe – Bosaso, le navi dei veleni e lo smercio illegale di rifiuti tossici. L’orrore nell’orrore della guerra civile.

La storia di Ilaria e Miran è la storia della Somalia, Paese che non riesce a trovare la pace che le missioni ONU promettevano e terra avvelenata che accoglie neonati malati e deformi (lo documenta bene “Toxic Somalia” di Paul Moreira, Premio Speciale alla 18^ edizione del Premio Ilaria Alpi) e di tutti i Paesi-pattumiera del mondo, devastati da genocidi striscianti e silenziosi, da un sistema economico pregiudicato e crudele, da un modo di pensare e agire inumano.

Ilaria e Miran fanno così bene il loro lavoro che il 20 marzo del 1994 vengono uccisi una prima volta a Mogadiscio da un gruppo armato e poi successivamente innumerevoli volte dai depistaggi, dalle indagini che non portano da nessuna parte e dalla Commissione d’inchiesta di parlamentari che non vogliono vedere. Un intreccio allo stesso tempo complesso e banale, come il male.

La storia di Ilaria e Miran è la storia dei “giornalisti giornalisti” uccisi dalla criminalità organizzata, in primis Mauro Rostagno, la cui morte è legata forse ancora una volta al triangolo Somalia-armi-rifiuti, e minacciati per il loro buon lavoro. Il rapporto Ossigeno ne annovera 341 nel 2013, 117 al 20 marzo 2014.

L’omicidio di Ilaria e Miran è la storia dell’Italia, Stato allergico alla verità a cui si chiede da tempo e da più parti di desecretare i documenti riguardanti il caso Alpi – Hrovatin, il traffico e lo smaltimento illegale di rifiuti tossici. Tra gli altri, a novembre fu Greenpeace a chiedere chiarezza alle Presidenze delle Camere sulle cosiddette navi a perdere, mentre oggi una petizione di Articolo 21 su change.org a domanda al Presidente del Consiglio l’accesso al dossier Alpi – Hrovatin.

La storia di Ilaria e Miran è la storia di tutte le vittime innocenti delle mafie, a cui dedichiamo memoria, nome per nome, e promettiamo impegno ogni 21 marzo. È la storia di un’ulteriore vittima, Hashi Omar Hassan, che la stessa mamma di Ilaria, Luciana, definisce un capro espiatorio che ha pagato una colpa non sua con 26 anni di carcere. È la storia di Patrizia e Ian, moglie e figlio di Miran, di Giorgio, che è morto senza conoscere la verità sull’omicidio della figlia, e di Luciana, che ormai non crede più ad una giustizia “troppo complicata”, ma vive per scoprire almeno la semplice verità. Con loro tutti i famigliari delle vittime di mafia e i  testimoni di giustizia, che ci siamo impegnati a prendere per mano e accompagnare nel loro percorso di verità, denuncia e giustizia.
Quest’anno a Latina vogliamo dedicare a Ilaria e Miran memoria e impegno speciali.

Ryan Jessie Coretta
Ass. Sincronie

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *