Prostituzione indoor: se il corpo è una merce

LesIeri sera al Piccolo Coccia Elia Impaloni di Liberazione e Speranza e Giuseppe Passalacqua di Libera Novara hanno presentato la ricerca sulla prostituzione indoor, dopo un anno di sinergica collaborazione tra l’associazione anti tratta e l’Osservatorio provinciale sulle mafie. La ricerca è stata inserita nel ciclo di incontri Passio 2014, con il titolo “Se il corpo è una merce. L’abbecedario della dimensione affettiva e sessuale nella Provincia di Novara”.
Lo studio ha approfondito il tema della tratta degli esseri umani a Novara a scopo di sfruttamento sessuale. Un cammino durato quasi due anni , che ha tentato di ricercare dati, fenomeni, considerazioni sulla prostituzione indoor e sull’identità del cliente. Il percorso si è interrogato sul fenomeno interagendo in percorsi di educazione all’affettività con gruppi di giovani.

La ricerca invece, ha cercato di analizzare quello che è l’immaginario collettivo, gli aspetti culturali e linguistici dietro l’immagine della donna e della prostituzione coatta. Partendo da un’analisi comunicativa e linguistica dei principali media: gli annunci sui giornali, le pubblicità in televisione e nel web, il gruppo di lavoro ha analizzato quelle che sono le rappresentazioni più comuni. Rappresentazioni che “stereotipizzano” il ruolo della donna, la sua identità e il suo corpo. Pregiudizi e usi sociali che rispondono a modelli culturali maschili, che favoriscono la costruzione lenta e progressiva dell’immaginario femminile. Le conclusioni vengono confermate anche dalla ricerca di Libera sui siti d’incontro per escort e prostitute al chiuso.

“Nuovi luoghi” che si sostituiscono alla strada ma che continuano a svolgere la loro funzione primaria: l’incontro della domanda e dell’offerta di prostituzione. Significativa infine, la presentazione del libro “Clienti” di Maria Adele Garavaglia. Il romanzo, edito nel gennaio 2014 per Edizioni San Paolo, rielabora la storia vera di due ragazze ucraine schiavizzate per fini sessuali in una località della provincia di Novara. Il romanzo/verità non racconta solo un’ulteriore triste storia di dignità riconquistata, ma vuole anche indurre il lettore ad interrogarsi sulla figura dei “clienti”, partendo da ciò che le ragazze pensano e dicono di essi.

“Clienti” è ispirato al principio secondo il quale il corpo umano non può essere considerato fonte di guadagno, rifiuta di considerare la prostituzione un male necessario o un dato fatto ineliminabile, ritenendola invece incompatibile con la dignità e il valore della persona umana. Vi è una totale asimmetria tra il cliente che cerca di soddisfare, di tanto in tanto, il piacere personale, e la donna che deve subire relazioni sessuali in serie, nel disprezzo della sua sensibilità e del suo personale desiderio. La prostituzione è intrinsecamente dannosa per la sicurezza delle donne: è devastante per la loro salute fisica e mentale. Nelle sue varie modalità di estrinsecazione, essa ha sempre un comune denominatore: la riduzione della persona umana a oggetto, una merce che si può vendere e acquistare nel disprezzo più assoluto della dignità umana.

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