L’assemblea piemontese e il procuratore Caselli battezzano il cambio di referenza novarese

Domenico RossiDopo l’assemblea di domenica 15 dicembre a Novara, sabato scorso (21 dicembre) è stato il momento di ufficializzare il passaggio di referenza da Domenico Rossi a Mattia Anzaldi, alla Fabbrica delle “E” del Gruppo Abele di Torino. In un giorno reso ancora più significativo dal saluto del procuratore Gian Carlo Caselli, che, dopo 46 anni al servizio dello Stato da magistrato, appende la toga al chiodo per continuare a servire il suo Paese da “normale” cittadino.
«Grazie, in sei anni ho dato tanto a questa rete, ma ho preso ancora di più»: è con queste parole che Domenico Rossi ha salutato la referenza di Libera Novara. Sono stati sei anni intensi, che hanno visto la crescita di una «comunità» che, in una società purtroppo sempre più “mafiosizzata”, ha saputo offrire un’alternativa alla tentazione della rassegnazione; una crescita culminata con il riconoscimento di “Novarese dell’anno” a Domenico Rossi, il quale ci tiene sempre a ricordare che si tratta di un riconoscimento collettivo al lavoro di tutta la rete di Libera Novara.

Ha ringraziato tutti quelli che hanno creato questa grande comunità, quelli che sono entrati a farne parte e anche quelli che l’hanno lasciata («è nella natura delle cose») e in particolare chi ha accettato la sfida di crescere in questa comunità: «spesso chi è impegnato smette di dedicarsi agli altri una volta che trova lavoro e mette su famiglia; noi invece abbiamo dimostrato che si può diventare adulti e continuare a impegnarsi: ne sono prova i nostri figli, che ci danno ancora più forza per contribuire a migliorare il mondo». E ha concluso con una battuta: «Devo ringraziare Libera anche perché mi manda in pensione insieme al procuratore Caselli».

Mattia AnzaldiTimone del coordinamento che torna alla referente regionale Maria José Fava, che sottolinea il profondo rapporto di amicizia che nel tempo l’ha legata a Domenico, dando poi annuncio del nuovo referente: «devo ringraziare Mattia per il coraggio che ha dimostrato nel prendersi carico di questo gravoso compito, oggi ancora più difficile perché oltre a costruire bisogna proteggere quello che è stato fatto finora». Un coraggio «non scontato per un adulto, figurarsi per un ragazzo di 23 anni!».
Successione che dimostra, per il neoreferente, molto di quello «che ho imparato in questi anni in Libera – ha spiegato all’assemblea piemontese – e cioè che in un’organizzazione sana, che è capace di guardare con onestà e coraggio al proprio futuro, le responsabilità sono di chi se le prende, ovvero di chi con umiltà e spirito di collaborazione costruisce spazi di crescita per se stesso e per chi lo circonda».
Ripensando al suo ingresso nella rete antimafia, commenta: «in Libera ha trovato una “comunità di destino” accogliente che mi ha reso una persona sicuramente più critica e competente, creando le condizioni per poi lasciarmi camminare sulle mie gambe». Per questo «devo ringraziare Domenico, a cui sono molto legato personalmente, per il ruolo che ha avuto in questo mio percorso di crescita». Il neoreferente ha infine ricordato che ha assunto quest’incarico con un gruppo di ragazzi che hanno deciso, insieme a lui, di prendersi un pezzo in più di responsabilità: «Posso solo che augurare un buon lavoro a tutti noi!».

CaselliIl coordinamento è poi proseguito con il punto sulle campagne nazionali e i processi piemontesi, fino al fragoroso applauso che ha accompagnato l’arrivo del procuratore Gian Carlo Caselli e di sua moglie Laura, presidente onoraria di Libera Piemonte. Non occorre ricordare che cittadini straordinari siano Gian Carlo e Laura, è la loro storia a parlare per loro, ma basta accennare al discorso del procuratore per capire che persone semplici e allo stesso tempo esemplari siano. Doveva essere un momento dedicato a lui, ma Caselli ha dedicato il suo discorso a noi, all’antimafia della cultura e dei diritti. L’antimafia che anche il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, «uno “sbirro con la S maiuscola”», aveva indicato come «decisiva», accanto a quella importante ma insufficiente della repressioni e delle manette. L’antimafia dei diritti rende i cittadini alleati dello Stato e non sudditi delle mafie e confuta definitivamente assurdi luoghi comuni: «la mafia non riconosce i diritti che lo Stato non sa assicurare, ma concede favori a chi si sottomette» e «veri uomini d’onore sono quelli che lavorano nelle cooperative che rendono produttivi i beni confiscati ai mafiosi».
Gian Carlo Caselli con sincerità e un’umiltà non retorica ha ringraziato noi nel giorno del suo saluto. Noi continueremo a essere al fianco della famiglia Caselli e ad essergli grati  per quello che hanno rappresentato e rappresentano per la nostra Democrazia. Anche questa con la “D” maiuscola.

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