Frode sui lavori per Rfi 5 agli arresti domiciliari

ferrovie frode(1)Hanno scelto la domenica mattina: erano tutti a casa e i carabinieri li hanno costretti a rimanerci notificando i provvedimenti restrittivi emessi del gip Enrica Bertolotto su richiesta del pm di Alessandria Francesca Rombolà che, da un paio d’anni, coordina indagini su una ingente frode ai danni dello Stato per presunte irregolarità in opere di messa in sicurezza lungo la linea ferroviaria Arona – Alessandria, su un tratto di poco più di un centinaio di metri nel territorio di Valenza.
Tre degli arrestati sono in Piemonte: funzionari di Rfi, la società che, dopo la scissione di Fs, si occupa delle infrastrutture ferroviarie e della circolazione dei treni. Si tratta di un torinese e due astigiani: l’ingegner Giovanni Guarrasi, 60 anni, di Rivalta Torinese, project manager; il geometra Giorgio Ghi, 64, di Azzano d’Asti, già direttore dei lavori; il geometra Nicolino Bagnato, 54, di Asti, già assistente tecnico. Altri due provvedimenti cautelari sono stati eseguiti in Calabria nei confronti di Rocco Foti, 70 anni, amministratore delegato dell’impresa Consoter srl, della piana di Gioia Tauro, che aveva appaltato l’opera, e del figlio Annunziatino Foti, 36, procuratore speciale della società.
Oltre ai 5 arrestati, ora in attesa degli interrogatori di garanzia, altre 5 persone sono state denunciate a piede libero (tra cui, l’alto dirigente di Rfi Giuseppe Acquaro, responsabile della direzione compartimentale delle infrastrutture) e gli accertamenti dei carabinieri, illustrati ieri dal comandante provinciale Alessandro Della Nebbia e dal tenente Antonio De Vita, non sono ancora terminati. A seguito di un esposto inoltrato a inizio 2012 alla procura della Repubblica dal segretario della Cgil di Alessandria, Silvana Tiberti, i carabinieri si mettevano al lavoro, partendo dall’analisi complessa e minuziosa di una mole imponente di documenti per ricostruire sia le fasi precedenti l’appalto sia quelle attinenti l’esecuzione dei lavori. Apprendevano che l’opera era stata posta a base d’asta per 770 mila euro, che la Consoter aveva presentato un ribasso con cui si impegnava a fare i lavori con 550 mila euro e che, a intervento già quasi ultimato, aveva poi chiesto un supplemento d’opera che «giustificava» l’incremento di spesa fino a 770 mila euro.
Ma su questo non ci sarebbe stato molto da eccepire se tutto fosse avvenuto a regola d’arte. Non così sarebbe avvenuto. I carabinieri, che hanno voluto «guardare dentro» l’opera, pur già finita, eseguendo uno sbancamento e portando sul posto consulenti ingegneri e geologi, si sono accorti che erano stati utilizzati pali di materiale diverso (di minor qualità e meno costoso) rispetto a quello indicato nel progetto; e, soprattutto, che quei pali erano alti 3 o al massimo 6 metri rispetto ai 18 previsti per i quali sarebbero state d’obbligo tecniche di posizionamento più complesse e onerose. Praticamente, l’opera eseguita risulta «inutile e inadeguata» a garantire «la stabilità» della massicciata. Quindi, bisognerà rifarla.
Ai titolari della Consoter viene contestata la frode in pubbliche forniture in concorso con i due geometri Ghi e Bagnato. Questi sono anche accusati di falso in atto pubblico insieme a Guarrasi per aver prodotto attestazioni non veritiere sulla bontà dell’opera, ma anche documenti compilati artificiosamente per nascondere i malfatti. Pure Rfi ha svolto un’indagine interna; alcune delle persone coinvolte sono state allontanate dal servizio.

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