Riuso dei beni confiscati: alta tensione a Cuorgnè

indexNelle carte dell’operazione Minotauro la città di Cuorgnè ricorre spesso. Prima dell’intervento della magistratura Torinese il piccolo comune – poco più di 10mila abitanti – nel profondo nord della provincia di Torino era il regno degli Iaria.

Bruno Iaria, condannato con rito abbreviato a 13 anni e 6 mesi di detenzione, era il capo della locale di Cuorgnè e uno dei personaggi di spicco della ‘ndrangheta piemontese. Lo zio, Giovanni, era stato un influente politico locale negli anni ’80, socialista ed ex amministratore del comune di Cuorgnè. Per lui, sempre con il rito abbreviato, si era giunti a un condanna a 7 anni e 4 mesi per voto di scambio nell’ambito delle elezioni europee del 2009, durante le quali si impegnò come intermediario presso i boss torinesi per portare voti a Fabrizio Bertot, candidato del centrodestra ed ex sindaco di Rivarolo Canavese, comune poi sciolto per infiltrazioni mafiose. Dopo tre anni dall’operazione della DDA di Torino, malgrado le condanne e la morte per malattia di Giovanni Iaria, la pressione mafiosa a Cuorgnè non sembra

essersi allentata. Quella appena trascorsa è stata un’estate caratterizzata dalla tensione e dalle intimidazioni. A farne le spese soprattutto l’amministrazione comunale, guidata da Giuseppe Pezzetto, vincitore a sorpresa delle elezioni svoltesi nel maggio del 2011, un mese prima dell’operazione Minotauro. La prima intimidazione risale ai primi giorni di luglio: viene ritrovato un fucile giocattolo, senza il tappo rosso, incastrato tra le maniglie del portone principale del palazzo comunale. Un mese e mezzo dopo nel centro di smistamento della posta di Torino viene intercettata una busta con dei proiettili indirizzata al sindaco Pezzetto e al comandante della Polizia Municipale, Andrea Pappalardo. Difficilmente le indagini saranno in grado di rivelare gli autori di questo gesto, ma la pressione sale. Tra i primi ad esprimere solidarietà il presidio di Libera “Luigi Ioculano” di Cuorgnè. Nel loro comunicato stampa si afferma che: “In un momento delicato come quello attuale, con il Processo di primo grado all’operazione Minotauro che sta volgendo al termine, e con il tentativo della ‘ndrangheta di rialzare la testa, è importante che l’attenzione verso il fenomeno dell’infiltrazione della criminalità organizzata nel territorio alto canavesano sia ai massimi livelli, e che chi ha espresso con parole e gesti la condanna di tale fenomeno non venga lasciato solo”. Colpisce il fatto che questi gesti siano stati compiuti proprio mentre l’amministrazione, insieme alle associazioni della città tra cui Libera, si trova a discutere di un possibile riutilizzo sociale della villa confiscata agli Iaria. A fine settembre è stata approvata quasi all’unanimità – un solo astenuto – dal consiglio comunale la proposta di fare richiesta al Demanio per l’acquisizione a titolo gratuito dell’immobile; l’intenzione sarebbe quello di trasformarlo in un rifugio per senzatetto.

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