Nuove minacce all’attore Cavalli. A Novara riempì il Coccia

giulio-cavalliUna nuova, ennesima, minaccia all’attore e scrittore Giulio Cavalli. Una pistola perfettamente funzionate e carica è stata ritrovata dagli agenti della scorta nascosta in una siepe, vicino all’ingresso della sua nuova residenza a Roma. L’attore lodigiano si era infatti trasferito nella capitale da pochi mesi, dopo che le ultime dichiarazioni di alcuni pentiti di ‘ndrangheta avevano messo in luce il rischio concreto per la sua incolumità.

Era stato in particolare il collaboratore di giustizia, Luigi Bonaventura, a rilasciare  ai microfoni di FanPage un’agghiacciante descrizione dell’attentato programmato ai danni di Cavalli dalla cosca calabrese De Stefano-Tegano. Un “incidente” da compiere senza firma, per evitare martiri. Un camion rubato avrebbe dovuto infatti causare un frontale automobilistico, per mettere a tacere le continue e incessanti denunce dello “scassaminchia“. Denunce negli ultimi tempi rivolte sempre più alle connivenze del mondo politico lombardo con le cosche.

La scoperta dell’arma da fuoco è stata fatta nel tardo pomeriggio di venerdì e l’attore è stato convocato in serata negli uffici della polizia per formalizzare la denuncia. Per Cavalli, ex consigliere regionale lombardo prima di Italia dei Valori e poi di Sel, si tratta dell’ennesima intimidazione.
Il suo travaglio infatti ha inizio nel 2006, proprio a causa della sua attività teatrale. Lo spettacolo “Do ut des“, che ironizza sulla vita dell’immaginario aspirante boss Totò Nessuno, viene mal digertito dalle cosche, che decidono di farglielo sapere alzando la posta dello scontro. Cominciano i proiettili recapitati, le scritte infamanti nella sua Lodi, le minacce via mail rivolte ai figli. Comincia il programma di protezione speciale, con tutto quello che ne consegue per la sua quotidianità, a quel punto tragicamente compromessa.

Molti novaresi ricorderanno il recente successo che ottenne sul palco del Teatro Coccia con il suo “Nomi, cognomi e infami“, ospite del festival CatARTica nell’aprile del 2012. Anche in quell’occasione portò in scena coraggiosamente la ridicolizzazione “arlecchina” dei paradigmi culturali mafiosi, delle simbologie arcaiche e delle connivenze di un Nord per troppo tempo arrogante e miope al fenomeno.
Oggi il tentativo di far calare definitivamente il sipario sulle sue storie è più forte che mai.
«Sto ultimando la denuncia – ha raccontato l’attore teatrale raggiunto al telefono dal Corriere della Sera – tra pochi minuti mi trasferirò in una nuova località protetta. Sono momenti difficili e terribili».

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