L’educazione tra storia e politica

Il luogo per un discorso sulla pedagogia non è mai pedagogico” scrive Raffaele Mantegazza in Pedagogia della Resistenza. Il discorso pedagogico trova la sua giustificazione nella storia e, in particolare, nelle situazioni concrete di oppressione. L’idea guida di un essere umano costantemente chiamato a “essere di più” di ciò che è, ad impegnarsi perché altri vivano in condizioni migliori è il fondamento di ogni teoria e azione educativa. Se l’essere umano e le situazioni non fossero caratterizzate dalla storicità non ci rimarrebbe che il cinismo.

scuola1Invece, la storicità ci consegna la possibilità concreta di intervenire sulle “cose degli uomini” e con questa possibilitàci consegna la responsabilità, anche se parziale, di ciò che succede. La pedagogia parte nella storia e sbocca nella politica; nel tentativo concreto di immaginare, sognare con altri e impegnarsi per costruire un mondo migliore. E’ in questo percorso che si comprende meglio come la legalità, da sola, non sia sufficiente. Essa è strumento, in un contesto democratico e costituzionale, per la realizzazione di un fine che, retroattivamente, la riveste di senso: la giustizia.

Anche di questo si è parlato giovedì 3 ottobre durante il seminario dal titolo “Il ruolo dell’educazione alla legalità nella lotta alle mafie”. Un momento di studio che nasce dalla consapevolezza che la sola repressione, azione di forza da parte di magistratura e forze dell’ordine non è sufficiente. Occorre una più ampia strategia che vede in prima linea le agenzie educative, tra le quali in primis la scuola. Educare alla fiducia, al rispetto reciproco, al sentirsi parte di una comunità significa costruire un paese libero dalle mafie. Superare gli individualismi, le solidarietà corte (che sono il principio delle cosche) significa allargare il principio inclusivo del vivere insieme. Crescere comprendendo che il mio destino è legato al destino della comunità a cui appartengo. Non sto bene “contro gli altri”, ma solo “con” gli altri. Solo così è possibile comprendere come la legalità non sia una cappa di piombo imposta alle persone per complicare loro la vita, ma l’aspirazione al massimo di giustizia possibile.

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