Combattere la mafia con un campo di cipolle

campi_estiviLeinì – Colore chiaro, piatta, ideale per preparare raffinati piatti. La cipolla leinicese era coltivata fino agli Anni 50 in molti orti del paese, prima di finire nel dimenticatoio ed essere riscoperta da alcuni hobbisti. Ebbene, proprio quella cipolla, riconosciuta come prodotto Dop sarà coltivata sui terreni che l’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati alla criminalità organizzata, ha deciso di dare in gestione al comune, che a sua volta li ha offerti al presidio locale «Pio La Torre» di Libera, l’associazione fondata da don Ciotti. La commissione straordinaria, che da 18 mesi governa la città dopo lo scioglimento per mafia del Comune ha dato il libera al progetto presentato dal sodalizio di don Ciotti. «Siamo contenti che la nostra idea di coltivare la cipolla leinicese – fa sapere Libera – sia piaciuta alla commissione straordinaria, che ha fatto proprio il progetto presentato. Organizzeremo a breve diversi incontri per presentare ai leinicesi il progetto di recupero dei beni confiscati, in collaborazione con i detentori dei semi della cipolla leinicese, Andrea Balbo e Silvia Viola, che ringraziamo per la disponibilità e il prezioso aiuto nella definizione del progetto». Nelle prossime settimane Libera incontrerà i cittadini e spiegherà esattamente cosa vuol fare di quei beni, tre terreni agricoli, uno di 2999 metri quadrati in località Vignola Bassa, un altro di 1697 metri quadrati in località Violetta e l’ultimo di 6756 metri quadrati che circonda un fabbricato fatiscente in via Lombardore 317. Le proprietà sono state confiscate a tal Stojanovic Nene, un personaggio completamente ignoto a Leini. In una città come Leini, dove il Comune è ancora commissariato per mafia, dove l’ex sindaco Nevio Coral, è stato arrestato con la pesante accusa di aver fatto affari con la ‘ndrangheta, il progetto di Libera assume particolare importanza. «Ha un valore simbolico – spiega Libera – è un messaggio per la legalità».

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