’Ndrangheta la difesa di politici e nomi eccellenti

«Sarebbe intellettualmente disonesto dire che non esiste la ’ndrangheta. Ma, in questo processo,mi dispiace per la Procura, le indagini fanno acqua. Ci sono un mare di intercettazioni, ma mancano prove concrete». Ecco la sintesi dell’avvocato Luca Cianferoni al processo Minotauro. Il legale fiorentino, noto per difendere il capo mafia Totò Riina, tutela Natale Romeo, 68 anni, considerato dagli investigatori, il capo della locale di San Giusto Canavese. Per Romeo sono stati chiesti 14 anni di pena. Ma, nell’aula bunker delle Vallette, sono stati i giorni delle difese di imputati «eccellenti», come l’imprenditore di Rivoli Salvatore De Masi detto «Giorgio» e l’ex assessore del Comune di Chivasso Bruno Trunfio. Per il primo i pm hanno richiesto ben 20 anni di carcere, per Trunfio 13. Politica e ’ndrangheta.
Vicenda paradossale
«Perché, per ben due volte, due sezioni distinte della Corte di Cassazione hanno ritenuto che, a suo carico, non esistano dei gravi indizi di colpevolezza, rigettando pure un ricorso della Procura» – hanno evidenziato, Cosimo Palumbo e Carlo Maria Romeo, gli avvocati di Trunfio che è rimasto in carcere 17 mesi. Trunfio è accusato di far parte della locale di Chivasso, dove era vice segretario Udc e fu assessore nella giunta Fluttero. Nel dibattimento gli inquirenti hanno evidenziato le pressioni che avrebbe avanzato l’imputato dopo la vittoria del sindaco De Mori alle amministrative di Chivasso del 2011: assessore ai Lavori Pubblici. «Ma quello era in ambito del partito, della politica, perché Trunfio è sempre stato in politica, lo ha anche sottolineato il Tribunale della Libertà – ha incalzato l’avvocato Palumbo – E poi Chivasso ricordo che non è stato sciolto per mafia».
«Erano i politici a cercarlo»
Si tratta di Salvatore De Masi, detto «Giorgio», 69 anni, imprenditore di Rivoli, è valutato dagli inquirenti «un ’ndranghetista di consistente spessore criminale, con parentele pesanti», con la dote di padrino all’interno dell’organizzazione. Colui che avrebbe voluto riaprire la locale di Rivoli, chiusa all’inizio degli anni ’90. Quello che veniva cercato dai politici per aver l’appoggio dell’elettorato calabrese. E infatti De Masi ebbe contatti con Porcino, Lucà, Tromby, Brizio, Boeti, per citarne alcuni. «Ma non è mai stato intercettato, non ha mai partecipato ad una riunione della consorteria, non si è mai esposto in prima persona – hanno evidenziato gli avvocati Aldo Albanese e Carlo Maria Romeo, che difendono De Masi – Certo che i politici lo cercavano, lui conosceva e ha dato lavoro a migliaia di persone. Aveva rapporti personali con gli amministratori, ma non ha mescolato politica e interessi personali». «De Masi non ha mai preso un appalto pubblico o un subappalto e non ha mai cercato di entrare in politica – continua l’avvocato Romeo – E poi abbiamo messo a disposizione tutti i suoi movimenti bancari degli ultimi anni: tutto in regola». L’avvocato Vincenzo Coluccio ha contestato l’associazione a delinquere per i suoi due assistiti ed è tornato sul tema dei latitanti nascosti in Piemonte.

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