Dai sindaci solo silenzio sul fucile in municipio

Il ritrovamento di un fucile (giocattolo) sulla porta del Municipio di Cuorgnè non è passato inosservato ma le istituzioni del territorio hanno preferito «soprassedere». Di fronte al grave atto intimidatorio, nessun sindaco della zona ha preso pubblicamente posizione per esprimere solidarietà al collega di Cuorgnè e, soprattutto, all’istituzione che rappresenta. Quasi fosse normale trovarsi la porta del municipio sbarrata da un’arma. Unica eccezione il primo cittadino di Montalenghe, Valerio Camillo Grosso, che ha espresso la sua vicinanza al collega, Beppe Pezzetto, su Facebook.

Libera in campo
Argomento fin troppo delicato. In Canavese (non da oggi) quando c’è il sospetto che si possa trattare di ‘ndrangheta è quasi un’impresa trovare qualcuno che prenda posizione.  Voci fuori dal coro il parroco di Cuorgnè, che ha chiamato al telefono il sindaco Pezzetto,  il presidio «Luigi Ioculano » di Libera, l’associazione antimafia di Don Ciotti che, non a caso, ha aperto una sede proprio a Cuorgnè.

«Il presidio vuole esprimere solidarietà al sindaco, al consiglio comunale e a tutto il personale del Comune – fanno sapere da Libera – al momento, pur non essendo ancora noti il movente e gli autori dell’atto intimidatorio, il presidio si schiera compatto al fianco di chi è stato colpito da questo gesto, condannando con forza quanto è accaduto».

C’era il processo
Ai volontari di Libera non è sfuggito che il fucile giocattolo è stato incastrato sulla porta del municipio proprio la mattina durante la quale al processo Minotauro, i pubblici ministeri della procura di Torino hanno ricostruito, nella requisitoria, l’intero apparato della locale di Cuorgnè.

«In un momento così delicato e con il tentativo della ’ndrangheta di rialzare la testa – aggiungono dal presidio Ioculano – è importante che l’attenzione verso il fenomeno dell’infiltrazione della criminalità organizzata sia ai massimi livelli. Chi ha espresso con parole e gesti la condanna di tale fenomeno non deve essere lasciato solo». Un appello destinato a cadere nel vuoto. Nonostante in Canavese operassero almeno tre locali (a Cuorgnè, San Giusto e la «bastarda» di Salassa), nessun Comune, l’anno scorso, si è costituito parte civile al processo Minotauro. Come ha confermato il procuratore capo di Torino, Gian Carlo Caselli, la scorsa settimana, «C’è una scarsissima sensibilità al problema di gran parte del ceto politico». Impossibile dargli torto.

Indagini in corso
Intanto i carabinieri di Cuorgnè proseguono nelle indagini per identificare chi, lunedì mattina, tra le sei e le sette, ha incastrato il fucile giocattolo nella porta di palazzo civico.Al vaglio degli inquirenti alcuni eventi «anomali» degli ultimi mesi. Dal furto nella casa cuorgnatese del boss Bruno Iaria, fino a una serie d’incendi ad auto e locali pubblici che potrebbero far parte di un unico disegno criminale.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *