Bruno Caccia. Memoria che si fa impegno

A trent’anni dall’omicidio di Bruno Caccia tutta Libera Novara ha voluto ricordare il magistrato ucciso dalla ‘ndrangheta con una serata di commemorazione e approfondimento ad Arona. Ad aprire, il documentario “Bruno Caccia. Una storia ancora da scrivere” e le domande preparate per i due ospiti: Paola Caccia, figlia del magistrato e Francesco Saluzzo, Procuratore Capo delle Repubblica di Novara.

Attraverso le loro parole si è delineata la figura di Bruno Caccia come uomo, padre e collega. È stato sia esempio di onestà per i propri figli anche dopo la sua morte, sia d’incorruttibilità e rigore morale per il procuratore Saluzzo, che ha lavorato insieme a lui a Torino.

Molti i ricordi e gli aneddoti richiamati che hanno introdotto il successivo confronto sugli esiti del processo. C’è una verità giudiziaria che vede Domenico Belfiore, boss della ‘ndrangheta torinese di quegli anni, come mandante dell’omicidio Caccia. Paola e il procuratore Saluzzo, pur accettando questa sentenza, ritengono che ci siano ancora dei tratti oscuri in questa vicenda. Il dubbio più grande è che non sia stato solo Belfiore ad armare le mani dei killer (mai scoperti), ma che ci fossero altre persone che volevano la morte del Procuratore Capo di Torino. Caccia era troppo scomodo in quella posizione, lavorava in modo preciso e attento dirigendo il lavoro dei suoi sostituti procuratori senza far sconti a nessuno.

A lui, uomo di Stato, un gruppo di giovani studenti del liceo scientifico di Borgomanero ha dedicato un presidio di Libera. Una dedica carica di responsabilità anche nei confronti della famiglia Caccia, proprio perché la memoria non sia fine a se stessa ma diventi impegno per costruire una cultura e un mondo alternativi a quello mafioso, percorrendo la strada che ha contribuito a tracciare Bruno Caccia.

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