Rifiuti e mafie: io speriamo che me la… cave

cavaL’inchiesta della DDA di Milano, che ha portato all’arresto di un novarese, ha svelato ancora una volta quanto il nostro territorio sia interessato dal triangolo criminale cave-rifiuti-mafie. Un richiamo per tutti ad assumere più responsabilità e coraggio nel difendere i nostri territori. Anche in questo caso risulta evidente come delegare il problema alla magistratura significa arrivare tardi, quando i rifiuti sono già stati sversati e il territorio contaminato, invece di attuare strategie precise e concrete in tempi immediati. Da parte nostra invitiamo da tempo a valutare alcuni passaggi.

In primis occorre partire dalla formazione di dipendenti e amministratori, per una maggiore sensibilità e competenza sul tema. Inoltre, tutti i funzionari e gli assessori della provincia che si occupano di cave e rifiuti potrebbero fare squadra, anche per condividere esperienze e conoscenze. E’ necessario, poi, rivedere l’obsoleta legge regionale su cave e torbiere, la 69 del 1978.

Come? Modificando il valore pecuniario delle sanzioni, fermo al 1978; adottando il principio di proporzionalità tra sanzione e materiale estratto irregolarmente; introducendo dei meccanismi che favoriscano le ditte oneste e che escludano dai bandi quelle più volte sanzionate e/o con contenziosi aperti con la PA. La legge in questione, in realtà, non è ancora del tutto applicata: abbiamo già riportato la denuncia di Alessandra Stefani, Comandante regionale del Corpo Forestale dello Stato, secondo cui l’articolo 17 non viene mai applicato. Esso prevede che “la concessione e l’autorizzazione si estinguono per decadenza qualora il coltivatore non osservi le prescrizioni contenute nel decreto di autorizzazione o di concessione”.

C’è infine il tema dei controlli su quanto sversato in cava e/o in discariche: devono essere più efficaci e frequenti. Controlli che non devono essere effettuati dal “controllato”, ma dall’ente pubblico o da un ente terzo indipendente. Occorre rivedere l’organizzazione degli uffici al fine di potenziare quelli preposti a tale compito, nonché valutare il reperimento delle risorse economiche necessarie all’interno del procedimento di assegnazione. Nessun alibi per un territorio già permeato da presenze mafiose che si candida a “pattumiera lombarda” in vista dell’Expo. Nessuna barriera naturale: dobbiamo pensarci noi, o nessuno lo farà al nostro posto.

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