Un fucile sulla porta del Comune

Il fucile era finto ma il messaggio intimidatorio pare tutt’altro che un gioco. Qualcuno, verso le 7 di ieri mattina, ha incastrato sul portone del municipio di Cuorgnè, in via Garibaldi, la fedele riproduzione di un fucile ad alta precisione.
L’arma è stata posizionata con perizia: incastrata tra le maniglie, non ha permesso l’apertura del portone. Sono stati gli agenti della polizia municipale a recuperare il fucile giocattolo e a consegnarlo ai carabinieri. «Il gesto non va sottovalutato – commenta il sindaco Beppe Pezzetto anche se mi auguro si tratti solo di un’antipatica goliardata».

Bersaglio simbolico
Il municipio, comunque, non è stato scelto a caso. «Il fucile è stato piazzato proprio di fronte a una delle istituzioni, il Comune, che è in prima linea in questi momenti così difficili» conferma il sindaco. Ma è ovvio che, visti i trascorsi, l’utilizzo delle armi (anche giocattolo) rimandi a scenari ben più foschi della storia cittadina.

Alla ’ndrangheta, in particolare, che fino a due anni fa organizzava il controllo dell’alto Canavese proprio da Cuorgnè, sede di una delle locali più attive in tutta la provincia di Torino. In tal senso, l’atto dimostrativo sarebbe strettamente legato alla recente attività dell’amministrazione comunale contro l’ndrangheta. I carabinieri, che hanno sequestrato l’arma, non escludono nessuna ipotesi.
Ieri mattina sono stati i dipendenti di palazzo civico ad accorgersi del fucile. Sono andati per aprire, dall’interno, e hanno trovato l’ingresso bloccato.
«Abbiamo subito chiamato i vigili urbani e il sindaco – raccontano – l’arma era senza il tappo rosso e, sopra il grilletto, aveva addirittura il mirino. 
Ci siamo resi conto che era una riproduzione solo quando, insieme agli agenti della municipale, ci siamo avvicinati».

Le indagini
Gli investigatori visioneranno in queste ore le immagini registrate dalle telecamere a circuito chiuso dei negozi che si affacciano su via Garibaldi. Forse qualche occhio elettronico ha immortalato l’autore del grave atto intimidatorio.

Situazioni illecite
La procura d’Ivrea ha aperto un fascicolo contro ignoti. Un gesto che arriva a pochi giorni di distanza dalla pubblica richiesta del sindaco Pezzetto di fare luce su eventuali situazioni illecite in Canavese. Tra queste anche la lunga questione del dissesto dell’Asa, non a caso richiamata più volte anche nei faldoni dell’inchiesta Minotauro. Non solo. Il Comune, pur senza costituirsi parte civile nel processo in corso a Torino, ha di recente aderito ad «Avviso Pubblico» (l’associazione degli enti locali per la formazione civile contro le mafie) e due settimane fa ha patrocinato la presentazione del libro «Sono un uomo morto», scritto dal giornalista Federico Monga assieme a Rocco Varacalli, il pentito della ‘ndrangheta che ha permesso ai carabinieri di smantellare l’organizzazione mafiosa nella provincia di Torino. Una presentazione alla quale, per svariati motivi, hanno invece rinunciato altri Comuni della zona. «La nostra posizione non cambia di una virgola», assicurano da palazzo civico, ma in città la tensione è di nuovo a mille

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