Cave-rifiuti-mafie: che fare?

L’inchiesta della DDA di Milano che ha portato all’arresto di un novarese a Romentino e che ha svelato ancora una volta come il nostro territorio sia interessato dal triangolo criminale cave-rifiuti-mafie, è anche un richiamo per tutti ad assumere più responsabilità e ad avere più coraggio al fine di difendere i nostri territori dalla malattia più grande: la colonizzazione mafiosa. Anche in questo caso risulta evidente come la delega del problema alla sola magistratura ci porti ad arrivare in ritardo, quando i rifiuti sono già stati sversati e il territorio contaminato. Noi dobbiamo trovare le strade per arrivare prima e non dopo.

Dobbiamo mettere in campo strategie precise e concrete in tempi immediati. Noi da parte nostra sono anni che suggeriamo, umilmente, ma con forza, alcuni passaggi. Sinteticamente li riportiamo anche qui.

Prima di tutto occorre partire dalla formazione di dipendenti e amministratori, perché su questo tema siano sensibili e competenti. Si mettano insieme tutti i funzionari e gli assessori che si occupano di cave e rifiuti in provincia di Novara e si elaborino saperi e competenze condivisi.

E’ necessario poi rivedere l’obsoleta legge regionale su cave e torbiere, la 69 del 1978: modificando il valore pecuniario delle sanzioni, fermo al 1978; adottando il principio di proporzionalità tra sanzione e materiale estratto irregolarmente; introducendo dei meccanismi che escludano dai bandi le ditte più volte sanzionate e/o con contenziosi aperti con la pubblica amministrazione e che favoriscano le ditte più oneste. La legge in questione, in realtà, non è ancora del tutto applicata: abbiamo già riportato la denuncia della dott.ssa Stefani, Comandante regionale del Corpo Forestale dello Stato, secondo cui l’articolo 17 non viene mai applicato. Esso prevede che ”la concessione e l’autorizzazione si estinguono per decadenza qualora il coltivatore non osservi le prescrizioni contenute nel decreto di autorizzazione o di concessione”

C’è poi il tema dei controlli di quanto sversato in cava e/o in discariche: devono essere più frequenti ed efficaci. Controlli che non devono essere effettuati dal controllato, ma dall’ente pubblico o da un ente terzo indipendente. Occorre rivedere l’organizzazione degli uffici al fine di potenziare quelli preposti a tale compito e ipotizzare il reperimento delle risorse economiche  necessarie all’interno del procedimento di assegnazione.

Non ci sono più alibi o distinguo: è chiaro a tutti che il nostro territorio è già permeato da presenze mafiose e si candida a essere pattumiera lombarda in vista dell’expo milanese. Un vero e proprio mercato in espansione, che deve essere governato dallo Stato, altrimenti, così come ci insegna Federico Varese in Mafie in Movimento, lo faranno le mafie.

Non c’è alcuna barriera naturale che ci difenderà: o lo facciamo noi o nessuno lo farà al nostro posto.

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