Dovrà lavorare trent’anni per pagare debiti di gioco

Una vita rovinata dal gioco d’azzardo. E’ quella di un giovane alessandrino di una trentina d’anni che ha cominciato con videopoker on line e poi ha aggiunto via via scommesse, giochi alle macchinette nei bar, giocate sulle corse dei cavalli, fino a indebitarsi per una cifra che supera i 200 mila euro.
Pur avendo un lavoro stabile, che però non gli consentirebbe uno stile di vita dispendioso, si è trovato alle corde quando, per i debiti contratti e per le banche che lo «torchiano» con interessi sempre più elevati, gli è stato praticato un prelievo dei due quinti dello stipendio. Si è allora rivolto all’associazione consumatori Adoc, che sta seguendo la sua situazione.

Il primo consiglio del responsabile, Antonello Bronti, è stato di rivolgersi al Sert, il servizio dell’Asl che cura le dipendenze da sostanze stupefacenti e da alcol «perché l’incapacità a sottrarsi al gioco – dice Bronti – è considerata a tutti gli effetti una vera dipendenza e va curata psicologicamente».
Al di là di questo però resta il debito, con un incartamento che ha assunto le dimensioni di un vero dossier e che l’associazione consumatori cerca di affrontare seguendo tutte le vie legali possibili.Il rischio è che anche quando smetterà di lavorare per andare in pensione, visto come maturano in continuazione gli interessi bancari, pure la liquidazione possa essere «prelevata» dai creditori. Insomma tutta un’esistenza futura, ancora trent’anni almeno, già bruciata come «pegno».
Una china, quella del gioco d’azzardo, testimoniata dalle associazioni dei consumatori della provincia «che incide tanto più pesantemente sulle persone che hanno maggiore difficoltà a sbarcare il lunario, specie in un periodo difficile come questo, e che s’illudono di riuscire a capovolgere la situazione a loro favore puntando sul gioco i pochi soldi che hanno in tasca. Purtroppo capita esattamente il contrario e si trovano a non avere nemmeno più le risorse per mangiare».

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