Controlli, protocollo fantasma

Le cave rappresentano un evergreen del nostro territorio. Una saga ricca di sequel, battuti tra operazioni antimafia, interventi del Corpo Forestale e protocolli d’intesa siglati in fretta e furia. Per questi ultimi, poi, la trama s’infittisce con numerosi casi di accordi “desaparecidos”, firmati e poi dimenticati.
Un brutto segnale, va detto, soprattutto in un momento così delicato per il nostro territorio: vista l’ombra di Expo alle spalle, ma non solo (come testimoniano i recenti fatti di cronaca).

È la storia dell’accordo «per il controllo e il monitoraggio delle cave della provincia di Novara», firmato il 24 aprile 2012 in Prefettura, dal procuratore Francesco Saluzzo, dal presidente della Provincia Diego Sozzani, dal dirigente dell’Arpa Maria Teresa Battioli, dal direttore Territoriale del Lavoro Lino Galvagno e dall’allora prefetto Giuseppe Amelio. I firmatari si erano dati due anni di tempo per attuare gli obiettivi dell’accordo. Da allora sono passati diversi mesi…
Un accordo, si disse, senza precedenti, con parole forti che coloravano la premessa, evidenziando la «permeabilità del settore ai condizionamenti mafiosi», accentuando i rischi «di smaltimento illecito di rifiuti ad opera della criminalità organizzata» e la necessità di «una decisa azione di monitoraggio» delle aziende operanti.

Sulla carta sembrava davvero un’operazione “rivoluzionaria”: creare tavoli periodici di scambio delle informazioni tra le varie interforze, aggiornare mappature dei luoghi e delle aziende coinvolte, programmare corsi di formazione per i funzionari dei Comuni, prevedere il coinvolgimento di esperti e associazioni, e molto altro.
Insomma, gli “strumenti” per mettere la pubblica amministrazione e le forze dell’ordine nelle condizioni di entrare “in gara” e lanciarsi all’inseguimento dei tanti, troppi, problemi che affliggono la materia.

Da allora è passato più di un anno: cosa ne è stato? «Nonostante i nostri solleciti, non abbiamo notizie», ci dice l’assessore provinciale all’ambiente Claudio Nava. «Lo scambio di dati non c’è mai stato – continua l’assessore – A quanto mi risulta, la Provincia va avanti esattamente come prima». E scarica la “patata bollente” alla Prefettura: «Noi abbiamo sollecitato il Prefetto affinché inserisse anche i Comuni all’interno del protocollo – dichiara Nava – Castaldo (il prefetto, ndr) ci è sembrato favorevole assicurandoci di occuparsi personalmente della cosa».

Un “ghe pensi mi” che di fatto ha provocato l’arresto dei lavori, giunti al ferma corsa con l’insediarsi della “nuova” prefettura. Nuova, perché l’ex prefetto Amelio fece giusto in tempo a dar luce al protocollo, quasi un testamento professionale dopo anni di fatiche, per poi venire trasferito ad Alessandria e, come noto, mancare prematuramente nel luglio scorso.

Il protocollo prevedeva anche corsi di formazione per i funzionari: è lo stesso Nava ad ammettere, che, su questo punto, «non s’è fatto nulla». Ma un motivo c’è:?«Come si fa a lavorare senza conoscere il destino delle province dopo dicembre 2013?», spiega Nava. Rinforza il sindaco di Romentino Giambattista Paglino (che si dice molto vicino all’assessore Nava):?«Mai saputo nulla  sul possibile coinvolgimento dei Comuni». Eppure proprio Romentino sarebbe stato certamente tra i primi della lista in un’eventuale chiamata. Oggi più che mai.
Severo il parere di Alessio Biondo, consigliere di minoranza (sempre a Romentino) da anni impegnato sul tema: «Ci si è adagiati su buone intenzioni, poi cadute nel dimenticatoio». Nonostante i molti esposti consegnati in prefettura «l’approccio dei cavatori non è per nulla cambiato, anzi la situazione se possibile è peggiorata».

Il viceprefetto Marco Baldino da parte sua si difende: «Siamo all’interno di una delicata fase di consultazioni con gli amministratori dei Comuni; per il resto non ne so nulla».  Consultazioni difficilissime e delicate che a 10 mesi dalla scadenza del protocollo (previsto per aprile 2014) generano un vuoto pneumatico nei lavori di quel tavolo.
La certezza è solo una:?nessuno ha le idee chiare sulle cose da fare e su quelle già fatte. La Guardia di Finanza, che non è firmataria del protocollo, ha registrato nei propri archivi due appuntamenti in prefettura, tenutisi rispettivamente a luglio e novembre 2012. Incontri dei quali, anche qui, non si sa nulla.

Un grande punto di domanda aleggia su una vicenda sempre calda:?eppure proprio gli arresti di questi giorni ci ricordano che è ora di agire. I?protocolli vanno benissimo nel momento in cui diventano “azione politica” e “intervento”. Altrimenti l’unico risultato sarà quello di arrivare in ritardo anche quando si parte in anticipo.
Perchè la criminalità non sarà certo frenata da un ­protocollo che non ha prodotto nulla. E ai firmatari del protocollo “fantasma” non resterà che recitare il “mea culpa”.

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