“La misura è colma”. Discarica di amianto: un cittadino scrive all’assessore Rabozzi di Barengo

Enrico De Angelis, cittadino di Barengo ed ex consiliere di minoranza, dopo aver letto la risposta dell’assessore al nostro articolo sul progetto di discarica di amianto, ha scritto una lettera all’assessore Franco Rabozzi chiedendoci di pubblicarla. 

Caro Franco,

l’antica amicizia che mi lega a te e a tutta la tua famiglia, rende ancora più sofferta questa lettera aperta che ti scrivo dal titolo “la misura è colma…”, perché so che potrebbe essere interpretata e strumentalizzata come un attacco personale o politico a te e all’Amministrazione di cui fai parte, come foriera di campagne elettorali anticipate, ecc. ecc.
Non è nulla di tutto ciò, è soltanto un tentativo, diretto e spigoloso se vuoi, di riportare il ragionamento sulla giusta via, per amore di verità e di concretezza.
Le mie parole e i miei pensieri sicuramente solleveranno dalla tua parte un sequela di mistificazioni, ma, credimi, non me ne può importar di meno perché sono sicuro che in breve tempo verrà fuori tutta l’onestà intellettuale con cui ho pensato e ho scritto questa lettera.
E veniamo al dunque. Il tuo atteggiamento, le tue affermazioni, le tue prese di posizione nell’adunanza pubblica del 27/03/2013, ripetute pari pari nel dopo consiglio del 09/04/2013 sono un errore comportamentale clamoroso e grave che possono facilmente indurre, in chi ti ha ascoltato, a pensare che tu possa essere almeno indifferente se non favorevole al progetto di una discarica di amianto.
Questo pensiero comune, ripreso da Domenico Rossi in un articolo su “Osservatorio provinciale sulle mafie”, ti ha infastidito a tal punto da farti chiedere una rettifica che puntualmente e giustamente ti è stata concessa.
Dopo aver letto le tue dichiarazioni di rettifica, mi è venuto spontaneo dire “basta! La misura è colma…” perché continui a ribadire reiteratamente le stesse cose, non aggiungi nulla di nuovo, ricadi nelle stesse provocazioni; errare humanum est, perseverare diabolicum… e ti dimostro il perché.
Tu esordisci dicendo che la vendita di un bosco per un progetto fotovoltaico a quel prezzo è un buon contratto. Caspita! Un bosco nemmeno tanto pregiato e con la possibilità da parte del venditore di tenersi tutta la legna da abbattere, valutato una cifra doppia rispetto a quanto vale un terreno irriguo spianato a laser destinato a risaia è una cuccagna, un sogno.
L’incauto acquisto è perseguibile per legge, non so se si prefiguri qualcosa di simile per l’incauta vendita, ma è ovvio che un’offerta del genere impone degli interrogativi e delle riflessioni perchè l’anomalia dell’offerta nasconde l’inghippo.
Tu giri le Province d’Italia a vendere prodotti di qualità, fai molto bene il tuo mestiere e sai esattamente cosa vogliono dire prodotti di qualità, concorrenza, prezzi, mercato.
Quando la Osmon ti ha offerto quella cifra più di un anno fa, bastava che tu cliccassi su Internet quel nome (lo so fare anch’io che sono un principiante) per avere tutte le risposte del caso.
Una ditta che fa anche pannelli fotovoltaici, ma soprattutto attività di recupero rifiuti e bonifica di terreni fortemente inquinati da idrocarburi o metalli pesanti e che è compartecipata delle principali discariche della zona e non, regolari e indagate, può anche riservarti, a buona ragione, sgradite sorprese. Cadere dal pero quando scopri la verità riferita da altri va oltre ogni tipo di ingenuità.
A questo punto un privato cittadino in virtù di un’offerta spropositata a fronte di conseguenze tutte da definirsi, davanti al dilemma se vendere o no, può optare per due strategie.
La più nobile prevede che dopo qualche notte insonne scelga di non vendere per evitare di arrecare un possibile danno alla comunità in cui vive e si confronta quotidianamente, sapendo a priori che nessuno probabilmente lo ringrazierà mai per il suo gesto eroico, ma garantendosi sonni tranquilli e serenità d’animo.
La più prosaica prevede che, dopo altrettante notti insonni, pensando che i soldi offerti sono tanti, i soldi servono, è un treno che passa una volta sola, scelga di vendere. In fondo è un libero cittadino, la roba è la sua e perciò può farne quello che vuole. Ok! E’ sacrosanto e non fa una grinza.
Nessuno può dire niente, al massimo si potrebbe incontrare qualche moralista bacchettone di turno al bar o in piazza pronto a fare la predica. Basta rispondergli “ma tu al posto mio cosa avresti fatto?” per far morire spontaneamente qualsiasi obbiezione.
Però tu, caro Francesco, non sei oggi un privato cittadino, sei un amministratore pubblico e, in questa veste, non puoi e non devi anteporre interessi privati all’interesse pubblico della comunità che rappresenti. Per un elementare principio di etica e di morale prima ancora che per evitare possibili comportamenti legalmente perseguibili. Quindi non avresti dovuto vendere, anzi avresti dovuto porre in essere iniziative di informazione ai tuoi concittadini avvertendoli della volontà speculativa in atto e dei suoi conseguenti pericoli.
Viceversa tu hai firmato, in tempi diversi, due opzioni di vendita in assoluta privacy e non hai reso nota alcuna manovra speculativa di questa o quella ditta fino a verità conclamata, oltretutto pervenuta, e qui sta la beffa per tutti noi, da altre fonti e da Comunità limitrofe. Non puoi perciò pretendere che non sorga un legittimo dubbio su qualche tuo interesse alla discarica. Salvo poi irrigidirti quando questi dubbi si materializzano. E allora vuoi precisare pubblicamente. Perfetto! Peccato che ricadi nel “dejà vu” e cioè nelle contraddizioni di sempre.
Tu hai dichiarato in assemblea pubblica del 09/04/2013 immediatamente dopo un C.C. e nel ruolo di assessore, quando ormai era a tutti noto il progetto discarica, che avresti venduto, avendoli, altri terreni a quelle condizioni riferendoti all’iniziale ipotesi fotovoltaica. Frase infelice da non dire mai in quella occasione e in quella veste. Primo perché comunque anche un parco fotovoltaico di trentamila metri quadri in collina al posto di un bosco secolare è un impatto ambientale mica da ridere, secondo perché in quel contesto e a carte scoperte, parlare di fotovoltaico quando da dicembre (!?) sapevi trattarsi di discarica d’amianto, è una presa per i fondelli megagalattica sparata in seno a un consesso già sufficientemente teso e preoccupato. Terribilmente inopportuno.
Poi però nella replica ti affretti a dire, recitando un mea culpa, che avresti dovuto avvisare a dicembre tempestivamente la popolazione che trattavasi non di fotovoltaico, bensì di discarica di amianto, in modo tale da consentire per tempo di riunire le forze e combattere con grande vigore lo scellerato progetto tutti insieme. Ma chi credi di prendere per il culo!! Ma ti rendi conto in quali contraddizioni ti stai cacciando.
Ti comporti come il bambino che viene sorpreso dalla mamma con le dita nel vasetto della marmellata. Ti contraddici, balbetti, dai risposte confuse e, in modo tipicamente infantile, vai a raccontare anche bugie non richieste.
Per esempio tiri in ballo gratuitamente la delibera di G.C. n. 1 del 12/01/2013 indicandola come documento per il no alla discarica. Non è vero. In quella delibera la giunta prende atto e approva la relazione del dr. Epifani, punto! Epifani su incarico della G.C. precedente del 10/12/2012 ha individuato una serie di criticità del progetto iniziale, superabili e che una volta superate, lo rendono verosimilmente accettabile, almeno da un suo punto di vista tecnico.
In questa delibera si esprime tutta un’altra cosa rispetto al no; può voler dire anche “metti a posto quei particolari e pronti via per la discarica”, a libera scelta interpretativa. Lascia stare questo argomento, per cortesia.
Di fatto il primo vero, secco e ufficiale no alla discarica viene detto in C.C. del 09/04/2013 con una delibera che oltretutto viene parzialmente contestata nel C.C. successivo del 29/04/2013 in quanto carente di informazioni circa un emendamento importante presentato dalla minoranza e votato all’unanimità.
Allora quando il gioco si fa duro, bisogna stare attenti perché le parole pesano come macigni. Non siamo al circolino a giocare briscola o al bar sport, siamo in un’assemblea in cui da una parte della scrivania ci sono gli amministratori e dall’altra i cittadini e si discute un problema molto serio e importante: contrastare una discarica di amianto che si aggiunge a una discarica R.S.U. in fase attiva di coltivazione, il cui destino potrebbe essere un ulteriore ampliamento. Non so se mi spiego.
Un altro messaggio che non posso lasciarti passare è quando dici che ti senti a posto davanti alla tua coscienza e davanti alla popolazione. Da privato cittadino quando hai rispettato il prossimo e ti senti a posto con te stesso sei a posto con tutti. Ma tu, ribadisco, sei un amministratore pubblico e questa regola non vale. Tu oggi rappresenti la Comunità di Barengo tutta, me compreso, anche se non ti ho votato, quindi devi rispondere anche alla mia coscienza e non solo alla tua, che ti piaccia o no, questa è la democrazia. Ebbene sappi che io non sono affatto soddisfatto del tuo comportamento e del tuo operato di amministratore, e con me ce ne sono tanti, e non me la condisci via con tre pater, ave, gloria e amen perché ti senti a posto con la tua coscienza.
A completamento dell’analisi delle tue precisazioni te ne dico un’altra visto che non hai tralasciato di sottolinearla: il danno economico che subiresti come parte concedente nel caso in cui si riuscisse a fermare la discarica è talmente infinitesimale rispetto al danno di immagine che subirebbe la Comunità di Barengo nel caso in cui invece la discarica venisse fatta, con le relative ricadute anche di ordine economico, che, per una ragione di buon gusto, questo particolare potevi risparmiarcelo.
Ti sei messo tra le ganasce di una morsa e le stai stringendo con le tue mani, ti stai facendo male da solo.
Caro Francesco, c’è un solo modo per uscirne visto che ti sei precluso le altre vie. Se vuoi rifarti una verginità e una credibilità ti consiglio di dare le dimissioni da amministratore comunale e di stracciare pubblicamente l’opzione di vendita dei tuoi terreni alla CAI.
Se vuoi dar retta a un vecchio amico, spogliati per una volta dell’arroganza che ti pervade e che a volte ti rende cieco, abbandona quella scrivania di assessore che ormai è scottante per te e passa finalmente da questa parte della barricata, dove si combatte veramente con le unghie e con i denti per evitare uno scempio.
Sì perché, vedi, è opinione comune che l’Amministrazione Comunale abbia fatto fino ad ora il minimo sindacale per opporsi alla discarica di amianto, senza cuore, senza convinzione, senza pathos e forse l’abbia fatto perché costretta dagli eventi che sono improvvisamente precipitati. E’ solo una mia impressione, ma purtroppo non è solo la mia.

Cordialmente, come sempre.

Enrico De Angelis

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