Di nuovo a casa, più consapevoli e motivati

Si è conclusa la tre giorni di formazione “Dal bisogno all’impegno al cambiamento”, dei giovani presidianti del Piemonte che, dal 26 al 28 aprile, ha visti impegnati undici giovani novaresi, provenienti dai presidi “Giancarlo Siani”delle magistrali Bellini, “Giuseppe Fava” dello scientifico Antonelli e ”Dario Capolicchio” del classico Carlo Alberto e dall’associazione Sincronie, dedicata alla memoria di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin.

È bene ricordare i nomi delle vittime innocenti a cui dedichiamo il nostro impegno, perché, come ci diceva ieri la nostra referente regionale Maria José Fava, in questo modo la memoria diventa anche nostra. E quindi la responsabilità è doppia: attraverso non solo la memoria, ma anche l’impegno portiamo dentro noi un pezzo di vita dei nostri morti; e allo stesso tempo siamo uniti ai famigliari, portando dentro noi un pezzo del loro dolore. È bene ricordarci che ci siamo assunti una grandissima responsabilità, che spesso e volentieri non si prendono neanche le istituzioni, e che non si tratta di un gioco. Parliamo di morte, ma soprattutto di vita.

E fare parte di un presidio o un’associazione è una scelta di vita, a prescindere dal tempo più o meno lungo di appartenenza. Ai nostri gruppi abbiamo infatti dedicato la giornata di ieri, tracciandone i lati positivi e negativi, ed eravamo tutti d’accordo nel definirli comunità di destino: siamo legati dall’amicizia e da ideali e obiettivi comuni, cosa rara in una società egoista e individualista come quella odierna. Libera non è semplicemente – e banalmente – contro le mafie, ma è un’alternativa (e, sia chiaro, non l’unica, per fortuna!); lo è quando rinnova il valore della memoria, quando è comunità che accoglie persone diversissime e i famigliari, quando si batte per il riutilizzo sociale dei beni confiscati e contribuisce così a dare lavoro ai giovani, alle cooperative.

Tornando al programma del campo, nella giornata di sabato abbiamo approfondito, divisi in gruppi, il tema della realizzazione di un progetto, partendo dalla progettazione, alle strategie, fino all’azione e alla verifica. In più Maria José Fava ha lanciato una sfida: riuscire a rendere realtà i progetti simulati nei gruppi entro un anno, quando, nuovamente riuniti, ci verificheremo.

Ma non abbiamo solo studiato e discusso, non funzionerebbe mai. Abbiamo mangiato, dormito e giocato insieme, abbiamo conosciuto e fatto amicizia con i nostri compagni di viaggio, con chi ha i nostri stessi bisogni, porta avanti lo stesso impegno e fa parte dello stesso cambiamento.

Torniamo a Novara più consapevoli di quello che rappresentiamo e siamo, con tanti stimoli in più e tante ragioni per cambiare questo Paese, partendo dal locale.

Lo dobbiamo alle vittime, ai famigliari, ai nostri compagni e a noi stessi.

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