Operazione “Ghost Trucks”, arrestato Di Giovanni

Ha toccato in maniera rilevante anche la provincia di Novara l’operazione “Ghost Trucks” condotta dalla Squadra Mobile e dalla Guardia di Finanza di Viterbo.
Questa mattina, infatti, personale della Squadra Mobile di Novara ha eseguito una delle otto custodie cautelari in carcere emesse dal Gip di Viterbo: in manette è finito il noto imprenditore Giuseppe Di Giovanni, titolare della concessionaria di camion “Borgo service” di Sizzano.
L’inchiesta riguarda un consolidato meccanismo di frode nel quale sono coinvolte, a vario titolo, 25 persone e 16 società, operanti nel settore delle infrastrutture, del movimento terra e dei trasporti. La complessa attività di indagine ha riguardato l’intero territorio nazionale ed in particolare Lombardia, Piemonte, Toscana, Umbria, Lazio, Calabria e Sicilia: sono state 8 persone tutte di nazionalità italiana e talune delle quali particolarmente vicine ad organizzazioni criminali ‘ndranghetiste e 17 denunciate. Sono state eseguite 16 perquisizioni.
Singolare il meccanismo di frode adottato dall’organizzazione, che si articolava in tre fasi: l’individuazione dei mezzi oggetto del sistema di frode; l’occultamento, trasporto e “la sparizione” dei mezzi; la predisposizione di false denunce di furto – simulazione di reato e richiesta di risarcimento alla società assicuratrice. Il tutto è stato possibile anche grazie ad una fitta rete di connivenze e complicità, riconducibile allo spessore criminale di taluni soggetti facenti capo ad organizzazioni criminali operanti nella provincia di Reggio Calabria.
Le persone di volta in volta incaricate, sulla base di precise direttive ricevute dagli organizzatori della frode, hanno prodotto false certificazioni di lavoro, onde attestare che le macchine noleggiate fossero “impegnate” nello svolgimento di lavori all’interno di cantieri precedentemente individuati.
Nella fase successiva, i vertici dell’organizzazione mediante l’intervento di società di trasporto ad essi riconducibili hanno provveduto attraverso l’impiego di autisti di propria fiducia, al trasporto su strada di tali macchine presso alcuni porti nazionali con destinazione Sicilia per ”far sparire” i mezzi dal territorio dello Stato, potendo contare su “appoggi” logistici all’estero opportunamente precostituiti.
Nella terza ed ultima fase, a sparizione avvenuta veniva denunciato il furto delle macchine operatrici in questione, ormai “al sicuro” fuori dal territorio delle Stato, in particolare a Malta.
Uno dei vertici dell’organizzazione era proprio Di Giovanni, che solo pochi giorni fa è stato condannato a tre anni per usura.

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