Di Giovanni: La sentenza entro fine mese

Nel pomeriggio di martedì 12 marzo presso il Palazzo di Giustizia di Novara è andato in scena il dibattimento del processo di usura a carica di Giuseppe di Giovanni, l’ultimo atto prima della sentenza.

Per il PM non ci sono equivoci sul rapporto usuraio intercorso tra l’imprenditore Guerino Gallo, parte civile nel processo, e Giuseppe di Giovanni. Malgrado per questo genere di rapporti illeciti sia solitamente difficile acquisire documentazioni, l’accusa ha ritenuto attendibili e le testimonianze e la documentazione fornite dalla parte civile. Testimonianze che insieme alla relazione del perito Marnati, che ha confermato il tasso usuraio negli scambi economici tra le parti in causa, sono state considerati sufficienti per richiedere alla corte una condanna a 3 anni di reclusione. Chiesta invece l’assoluzione dell’imputato per il capo B, relativo all’accusa di estorsione.

Sulla stessa linea anche la parte civile, che ha chiesto alla corte 50mila Euro di risarcimento più le spese processuali. Il reato viene infatti considerato “chiaramente provato” dalle dichiarazioni di Guerino Gallo. Per l’avvocato Beniamino Aliberti “risulta evidente come Carmine Verterame abbia creato il collegamento tra Gallo e di Giovanni, di cui era la longa manus”. Da questo collegamento l’imprenditore sarebbe caduto in una spirale che lo avrebbe soffocato, se alla fine non avesse denunciato tutto alla magistratura.

Se la strategia accusatoria si fonda soprattutto sulle testimonianza dell’imprenditore usurato, è proprio sulla figura di Gallo che si è concentrata la difesa. Per l’avvocato Tambè infatti Gallo ha dimostrato “una significativa propensione a mentire, anche in circostanza non rilevanti sul piano processuale”. Incomincerebbe a mentire sin dalla denuncia, in cui avrebbe affermato di aver chiesto e ricevuto da di Giovanni prestiti e di averli successivamente restituiti a lui. Circostanza però non confermata nell’udienza del 12 aprile 2011, nella quale Gallo dichiarò di aver chiesto i soldi inizialmente a Verterame, mai citato nelle 9 pagine della denuncia. Così come nella denuncia non si parla delle minacce di morte di Verterame nel maggio 2009. “Gallo si arrampica sugli specchi perché le sue sono menzogne” affonda Tambè.

Sempre per la difesa non ci sarebbero prove che di Giovanni abbia ricevuto o incassato assegni da Gallo. “Non c’è nulla che provenga da Gallo” attacca l’avvocato Ronchi, uno dei difensori di di Giovanni. Tambè ha voluto ricordare che Verterame fu cliente della Borgo Service (l’azienda di Giuseppe di Giovanni n.d.r.) dove comprava veicoli e che in questi contesti non è insolito pagare con assegni ricevuti da altri, riducendo così la responsabilità di di Giovanni. “Nella denuncia ci sono molte amnesie” ha poi concluso la difesa secondo la quale “l’assoluzione non prevede una certezza di innocenza, ma la non certezza di colpevolezza”. Il 29 marzo sarà pronunciata la sentenza.

 

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