Per chi è figlio degli anni ‘90

Lunga è la notte. Passaggio tra la veglia e il sogno. Tra la storia prima e la storia dopo.
La notte tra il 26 Maggio e il 27 Maggio 1993 una carica di 350 kg di tritolo esplode a Firenze di fronte l’accademia dei Gergofili, tra la Galleria degli Uffizi e l’Arno. Perdono la vita cinque persone. Due mesi dopo, il 27 luglio, un’autobomba esplode in via Palestro a Milano, di fronte alla Galleria d’arte contemporanea: muoiono altre cinque persone. La notte successiva, il 28 Luglio, le bombe esplodono a Roma, alla chiesa di San Giovanni in Laterano e a San Giovanni al Velabro.
La notte dovrebbe continuare, ma finisce. Come in un sogno.
Un attentato fallisce in Via Fauro ma soprattutto fallisce quello che, il 23 gennaio del 1994, avrebbe dovuto provocare una strage di carabinieri di fronte allo stadio Olimpico di Roma.

E’ il romanzo delle stragi.
E’ il racconto di ciò che accadde nei sotterranei del potere tra il ’92 e il ’94, quando i massimi esponenti delle istituzioni abdicarono.
Secondo la ricostruzione emersa dalle inchieste di Firenze e Caltanissetta, la trattativa Stato-Mafia sarebbe stata gestita per un lato da Salvatore Riina, all’epoca capo assoluto di Cosa Nostra, dall’altro sarebbe stata condotta da alcuni alti ufficiali dei carabinieri: il comandante del Ros Antonio Subranni, il suo vice, il colonnello Mario Mori, e il capitano Giuseppe De Donno, a loro volta investiti dal livello politico (in particolare dal senatore Calogero Mannino, all’epoca ministro in carica ed esponente politico siciliano di grande spicco).
Sarebbe questa la notte dei lunghi racconti.

Alcuni di noi erano piccoli. Altri erano nel grembo della propria madre. Pronti a uscire, capovolti. Come questo Paese.
Questo l’obiettivo: costruire le premesse per una nuova nascita.
La nascita di un nuovo rapporto con la politica: l’allentamento del 41 bis; il papello di Cosa Nostra a palazzo; l’avvio di una campagna di estorsione verso uno Stato ormai condizionato dallo scandalo tangentopoli e affidato al governo tecnico Ciampi. Uno stato capovolto. Come oggi.
Poi la veglia. La Seconda Repubblica. Una nuova classe politica dirigente con la quale trattare: le accuse a Berlusconi e il canale Mangano – Dell’Utri per quella che molti giudicano una definitiva saldatura del nuovo patto di coesistenza.
Per il resto, ormai sappiamo tutto. Sappiamo tutti i nomi dei responsabili.
Sappiamo i nomi delle stragi di Capaci, Via d’Amelio, di Firenze, di Roma e Milano. Sappiamo i nomi dei “vertici” che questa nascita l’hanno provocata. Sappiamo i nomi del “gruppo di potenti” che hanno perpetuato il suo sviluppo, da Racalmuto a Bardonecchia.
Sappiamo i nomi che hanno provocato lo scioglimento di 192 comuni in Italia dal 1992.
Sappiamo i nomi di chi ha liquefatto il nostro Stato.
Sappiamo i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro i ragazzi di Palermo, Scampia Milano, Novara.
Sappiamo i nomi di almeno 900 persone vittime innocenti di mafia.
Sappiamo tutti questi nomi e sappiamo tutti questi fatti, perché siamo figli del 1993.
Questa volta, sappiamo e abbiamo le prove. Prove di memoria.

Andare a Firenze il 16 Marzo significa condividere questa memoria.
Significa riflettere sulle nostre responsabilità nel passato e nel presente, su noi stessi, sulle persone travolte dalla Storia.
Tornare a quella notte significa ridare concretezza ai sogni. Tornare insieme ad essere svegli.

Giuseppe Passalacqua

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