‘Ndrangheta e politica. “Il sindaco sapeva”

Sul più bello, quando nell’aula bunker delle Vallette era attesa la deposizione di Maurilio Bena, ex capo ufficio tecnico del comune di Leinì, poi ai vertici della Provana (società multiservizi del Comune di Leinì) e quindi amministratore delegato della Edilmaco, si è guastato l’impianto di registrazione. Bena era l’ultimo tassello di una giornata che ha raccontato intrecci e intese tra politica e ’ndrangheta. Soprattutto per quanto riguarda Fabrizio Bertot e Nevio Coral, ex sindaci delle uniche due amministrazioni sciolte per mafia.

Bertot e il boss Iaria

«Fabrizio Bertot conosceva di persona Giovanni Iaria e, il 24 maggio del 2009, nella villa del signor Macrì Giovanni, proprio lui diede a Iaria il consenso per organizzare il pranzo, quello che si tenne al bar Italia di via Veglia a Torino». Lo dice, chiaramente, Antonino Battaglia, l’ex segretario comunale di Rivarolo. L’imputato, difeso dall’avvocato Franco Papotti, ha chiesto di rendere una dichiarazione spontanea, smentendo di fatto il suo vecchio sindaco che lunedì scorso aveva glissato su una conoscenza diretta di Iaria, scomparso poco più di un mese fa. A quel pranzo, organizzato per sostenere la campagna elettorale di Bertot alle europee parteciparono, oltre a Bertot e a Battaglia, Giovanni Iaria, Giuseppe Catalano (boss della ’ndrangheta morto suicida) Francesco D’Onofrio, Cosimo Lombardo, Domenico Racco, Rocco Raghiele, Salvatore Demasi, Cosimo Capece e Carmelo Cataldo. Battaglia ha poi negato di aver speso soldi per la campagna elettorale di Bertot. «Un giorno andammo da Catalano – ha precisato – a ribadire che noi sapevamo che la loro disponibilità a sostenere Bertot era spontanea e gratuita, come ci aveva detto Iaria. Di soldi non siamo abituati a spenderne per comprare voti».

«Coral mi voleva per lui»

È quello che ha ammesso Valter Macrina, imprenditore, condannato a cinque anni per associazione a delinquere, considerato affiliato alla locale di Volpiano. Ieri, per due volte, ha dovuto interrompere e farsi visitare da un medico. Ma non ha mollato, rispondendo a tutte le domande dei pm Giuseppe Riccaboni ed Enrico Arnaldi di Balme. La sua impresa lavorò nei cantieri dell’ex sindaco di Leinì Nevio Coral. Soprattutto con la Edilmaco (costituita al 50% dalla Cosviluppo di Coral e per l’altra parte dalla Marchese Costruzioni di Carmela Marchese, moglie di Macrina), ditta di cui era amministratore Bena: «Che mi impose anche di licenziare la mia geometra perché ficcava troppo il naso» – ha detto Macrina. Quest’ultimo ha raccontato che Bena veniva chiamato «Mister 10%». «Era la percentuale che uno gli doveva dare se voleva lavorare». Riccaboni: «I soci e i funzionari della Edilmaco sapevano dei suoi rapporti con Iaria Giovanni ?». Macrina: «Penso di si, anche perché lui veniva nei cantieri, andavamo spesso a pranzo insieme e la parcella di Iaria, se così la posso chiamare, fu di circa 300 mila euro per la sua collaborazione di qualche anno».

I giochi delle fatture
I pm hanno poi chiesto se fossero state emesse fatture false da Edilmaco. Macrina: «Certo, forse per evitare di pagare troppe tasse». La moglie Carmela Marchese ha riportato un episodio. «Prelevai 30 mila euro dal conto della ditta e li consegnai a Bena. Poi Nevio Coral mi disse che dovevo emettere una fattura falsa a nome della mia ditta individuale per coprire quel buco». Ma, in seguito, i rapporti tra Macrina e Coral, difeso dall’avvocato Roberto Macchia, si incrinarono. «Mi disse che avevo rovinato l’azienda che dovevo emettere fatture di “compensazione” ha ammesso Macrina – lì è iniziata la mia rovina. Ho l’ipoteca su tutti gli immobili e ad aprile mi porteranno via i mobili dall’ultimo appartamento. Ma ora mi sto innervosendo, preferisco tornare nella mia cuccia del cane».

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *