Processo Minotauro: i politici al banco

Ieri, nell’aula Bunker delle Vallette, è stato il momento di sentire la politica.
La Procura ha chiamato a testimoniare gli esponenti che hanno intrattenuto rapporti al fine di ottenere il consenso con persone poi tratte in arresto a seguito della conclusione dell’operazione Minotauro. Se per molti rappresentanti della politica piemontese si è scelto di acquisire agli atti le dichiarazioni rese agli inquirenti, per Fabrizio Bertot, ex Sindaco di Rivarolo Canavese e Francesco Brizio Falletti, attuale sindaco di Ciriè e presidente della GTT, la procura ha preferito sentire quanto avessero da raccontare.
Bertot, incalzato dal Pm Sparagna, ha raccontato come fosse arrivato al pranzo elettorale – per la sua elezione alle europee del 2009 – al Bar Italia, di proprietà di Giuseppe Catalano e luogo di summit della ‘ndrangheta. A portarlo Antonino Battaglia, segretario di Rivarolo Canavese – comune sciolto per infiltrazione mafiosa – oggi a processo per voto di scambio. L’ex sindaco di Rivarolo era consapevole del bacino elettorale al quale stava chiedendo voti – quello del gruppo dei calabresi – ma non certo del profilo criminale delle persone incontrate. Sapeva anche del passato legato ad ambienti malavitosi di Giovanni Iaria, uomo che ha appoggiato la sua candidatura, ma pensava si trattasse di un parente, come ha riferito in aula.
Il primo cittadino di Ciriè, appoggiato secondo la tesi della Procura da Salvatore De Masi, capo locale di Rivoli, era all’oscuro di tutto: non sapeva a chi stesse chiedendo il consenso.

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Emblematica la percezione che il Sindaco aveva della presenza della ‘ndrangheta in provincia di Torino, prima della chiusura dell’operazione Minotauro. Incalzato dal Procuratore Gian Carlo Caselli, che ha elencato gli atti ufficiali e pubblici che testimoniavano l’esistenza della criminalità organizzata in Piemonte, ben prima del 2011, l’esponente pd ha dichiarato di non esserne al corrente, nonostante la lettura attenta dei giornali.

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