Giacomo Di Girolamo, un giornalista residente e “strabico”

« Mi sono accorto di avere un certo strabismo. Il mio sguardo da giornalista era diverso». Con queste parole Giacomo Di Girolamo conclude la presentazione del libro “Cosa Grigia” a Novara. Lo strabismo appunto.
In oftalmologia, “strabismo” significa avere una deviazione di uno o di entrambi gli occhi dalla normale direzione dello sguardo. Gli occhi non convergono nel punto fissato, ma s’incrociano o divergono sotto un angolo. In pratica si vede da vicino e da lontano allo stesso tempo.

E con questo sguardo che “Cosa Grigia” e “Mafie al Nord . Il radicamento visto da Novara” – primo rapporto annuale dell’Osservatorio provinciale sulle mafie di Libera Novara – si collegano. A prescindere dal territorio in cui si opera (Marsala o Novara) è necessario ripartire dal proprio punto di osservazione. Un punto che si ispiri alla città e respiri alla nazione. Questo significa studiare le nuove mafie.
Questo è il compito del giornalismo. Essere attenti e fare domande, comprendere il passato e il presente per essere pronti a non lasciare indifesi i nostri territori. Guardare il centro e vedere la verità ai margini. Ecco gli strabici che intendiamo. Senza essere stravacanti.

Come ci ha detto Giacomo: «c’è una generazione di giornalisti cresciuti ormai fuori dai giornali, perché non hanno un contratto alle spalle, non hanno una testata, che raccontano ogni giorno questo paese negli angoli più remoti, nelle mille province in cui è divisa l’Italia. Tra noi, i precari sono i più fortunati. E rischiamo tanto, per raccontare l’Italia, mentre nelle prime pagine, nei titoli dei telegiornali, nei lanci d’agenzia si continua sempre a parlare d’altro. Perché c’è un cancro che ammala l’informazione nel nostro paese: la voglia di piacere a tutti i costi, di avere il consenso della gente. E’ un modo di raccontare che io definisco “ornamentale”, perché non va alla sostanza delle cose, ma gira attorno alle questioni con un barocchismo esasperante».

Lo sapevano bene Giancarlo Siani, Mauro Francese, Mauro Rostagno, Cosimo di Cristina, Mauro De Mauro, Giovanni Spampinato, Beppe Alfano, Ilaria Alpi, Miran Hrovatin, Anna Politkovskaja, Peppino Impastato, Giuseppe Fava. Solitudini e numeri primi. Morti perché soli e privi di sostegno.
Il 16 Marzo 2013, la 18° giornata delle Memoria e dell’Impegno per le vittime innocenti delle mafie, quest’anno a Firenze, si avvicina. Ci sembrava giusto invitare Giacomo per valorizzare il “giornalismo oggi”, affinché il ricordo dei “grandi”  professionisti del passato non ci lasci miopi nei confronti delle problematicità del giornalismo presente.

 Giuseppe Passalacqua

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