‘Ndrangheta: condannati in primo grado Carmine Verterame e Fabrizio Parisi

Si è chiuso il processo di primo grado, secondo il rito ordinario, che ha avuto origine dall’operazione Il Crimine/Infinito guidata dalle DDA di Milano e Reggio Calabria e che portò all’arresto di circa 300 persone nel luglio del 2010 per associazione a delinquere di stampo mafioso. Molti dei rinviati a giudizio scelsero il rito abbreviato, già concluso, che ha portato alla condanna in primo grado di 110 persone, tra i quali l’imprenditore novarese Rocco Coluccio. Altri scelsero il rito ordinario, che è arrivato alla sentenza di primo grado giovedì 6 dicembre scorso con la condanna di 41 imputati tra cui Carmine Verterame (12 anni e 5 mesi) e Fabrizio Parisi (10 anni e 5 mesi), residenti rispettivamente a Borgomanero e a Ghislarengo.

Nell’ordinanza di custodi cautelare emessa dal GIP nel 2010 Verterame, originario di Isola di Capo Rizzuto veniva indicato come “affiliato alla ‘ndrangheta, in particolare fa parte del locale di Erba, mentre in passato era della locale di Varese; e comunque legato alla consorteria denominata “cosca Arena – Nicoscia” di Isola di Capo Rizzuto (KR) ha avuto un ruolo fondamentale nel favoreggiamento della latitanza dei catturandi Paolo LENTINI ed Antonio MORELLI, affiliati di spicco della citata cosca “ARENA”, prendendoli in consegna, accompagnandoli in luogo “sicuro” opportunamente reperito, consegnando loro denaro ed un’auto a noleggio nelle ore immediatamente precedenti la loro cattura. L’indagato, a carico del quale figurano numerosi precedenti di polizia anche per gravi reati contro il patrimonio, opera nel settore del movimento terra, attraverso una galassia di società intestate a familiari e/o persone di comodo, di sua estrema fiducia. Naturalmente, per risolvere situazioni di “crisi” può contare sulla disponibilita di armi delle persone a lui vicine e lui stesso ne ha diretta disponibilità (capo 47)”.

Fabrizio Parisi è considerato “uomo di fiducia e prestanome di Carmine Verterame” e vanta il primato di essere tra i pochi lombardi “fatto uomo della ‘ndrangheta Calabrese!”.

Tra i condannati anche Pino Neri, l’avvocato di Pavia referente della ‘ndrangheta in Lombardia tra l’omicidio di Carmelo Novella e il summit di Paderno Dugnano, Vincenzo Novella, figlio del boss secessionista Carmelo ucciso a San Vittore Olona e Carlo Antonio Chiriaco, ex direttore sanitario dell’ASL di Pavia condannato a 13 anni di reclusione.

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