Nocchieri senza bussola: Sapere aude!

Niente più scuse. Pigrizia e viltà della classe dirigente hanno aiutato il radicamento delle mafie al nord. Mutismo istituzionale, omertà sociale, coni d’ombra, opportunità ipertrofiche nel mondo degli affari. Così le mafie sono cresciute mentre la nostra intelligenza è regredita.

Oggi con il seminario “Nocchieri senza bussola” Libera Novara ha proposto una “riforma del modo di pensare le mafie”. Uscire da uno stato di minorità per progredire in uno “stato di maggiore età”. Un seminario dove scienza, politica e società si sono contaminate attraverso l’uso pubblico della ragione. Pubblico, come esposizione pubblica della comunità. Pubblico, come critica aperta dell’esistente.

Lo “stato di minorità” è solo una delle manifestazioni che la nostra debole democrazia ha prodotto. Questa è la società dove l’analfabetismo si è trasformato in criminalità, e la criminalità in guerra a “bassa intensità”. Una guerra fatta di rapide azioni omicide, attentati dinamitardi, rapimenti, stragi e legami corruttivi. Come uscire da questo stato? Sappiamo che la domanda è provocatoria. Ma forse, oggi “qualcosa” è successo.

Precetti, pregiudizi, mitologie e formule azzardate hanno cominciato a rischiararsi. Un rischiaramento che parte proprio dalle parole di Giovanni Falcone “La mafia non è affatto invincibile. E’ un fatto umano e come tutti i fenomeni umani ha un inizio, una sua evoluzione e quindi una fine”.

Spesso (a partire dai movimenti antimafia) dietro affermazioni pletoriche ed astratte come questa, ci si è consolati. Consolati senza sentirsi provocati nella ragione. Ed è proprio la ragione del “grande giudice” a rischiararsi nella seconda metà del periodo: “…piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni.” Questo è quello che abbiamo fatto oggi. Studiare e impegnarci insieme. Seriamente.

Le mafie non possono essere analizzate come “casi unici” e separati dal contesto di riferimento, dice Federico Varese, ricercatore e autore del libro “Mafie in movimento”. Sono diversi i fattori che contribuiscono al suo trapianto. E per questo motivo che tali fattori devono essere comparati, corroborati, falsificati scientificamente. Non sempre le mafie sono state invincibili.
Il mito della migrazione meridionale, del culturalismo (che non si offenda Leonardo Sciascia), del contagio virulento, del soggiorno obbligato (che non si offenda la polizia) sono concetti ormai superati. La mafie sono un “fenomeno economico” e rispondono sempre ad una domanda di mercato e ad un offerta di controllo locale. E’ la storia di Bardonecchia a testimoniarlo. E con Bardonecchia, Leinì, Rivarolo Canavese, Bordighera, Ventimiglia, Reggio Calabria, Salemi e tutti gli altri 197 comuni sciolti per mafia dal 1991 ad oggi.

Non bastano neanche le metafore: metastasi, la piovra, il terzo livello, il gotha occulto. Le mafie non sono un’entità immateriale, ma un “certo modo di fare”. Un fare che si sostituisce all’azione politica e istituzionale. Un fare che sempre più spesso si manifesta nei piccoli comuni (da Platì a Buccinasco fino a Romentino). Un fare alla ricerca di nuovi mercati, nuovi contatti, nuove rappresentanze.

Sono i “meccanismi” di riproduzione delle mafie a dover essere spiegati, dicono Rocco Sciarrone e Nando dalla Chiesa. Quali sono le sue opportunità politiche? Quali quelle imprenditoriali? Quali quelle sociali? Questo vuol dire fare uso della ragione. Ingrandire il campo con nuovi sguardi.

E a Novara? Quale posizione occupa la città dopo inchieste come “Crimine – Infinito”, “Minotauro”, “Nuovo potere” e”Maglio”? Quali attese per EXPO 2015? Quali conseguenze dopo l’omicidio Marcoli? Come guardare il proliferare del gioco d’azzardo e dei “compro oro”? Qual è quel “capitale sociale” che Rocco Coluccio, Francesco Gurgone, Carmine Verterame, Fabrizio Parisi, Francesco Basile, Alessandro Gugliotta, Pasquale Galasso fino a Balduccio Di Maggio avevano nel nostro territorio?

Questo è il rischiaramento che vogliamo. Un rischiaramento per praticare la libertà; e precisamente la più inoffensiva di tutte le libertà, quella cioè di fare pubblico uso della ragione. Studiare e formarsi.
Ma per uso pubblico della ragione intendiamo anche l’uso pubblico che la classe politica esercita nei confronti della comunità novarese. Già perché è la comunità novarese che a noi interessa. Certamente un politico può rimandare il rischiaramento proprio e anche in tal caso, a ciò che è tenuto a sapere ; ma rinunciarci per sé e più ancora per i posteri, significa violare e calpestare i diritti di questa comunità. Infatti, il suo prestigio legislativo si fonda precisamente sul fatto che riunisce la volontà generale del popolo. “Caesar non est supra grammaticos”. Nocchieri senza bussola nasce per usare questa grammatica. La grammatica della ragione politica.

Se dunque ora si domanda: viviamo noi in un età “rischiarata dalle mafie”? Allora la risposta è no, ma in un età di rischiaramento. E oggi questo seminario lo ha dimostrato. Si è aperto un campo per lavorare liberamente e nell’interesse comune. Questo è lo spirito di libertà che ci auguriamo: che il nostro governo non fraintenda egli stesso.

Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza”. Questo diceva Kant nel 1784. Questo diciamo oggi alla politica.

Giuseppe Passalacqua 

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