Il Novarese territorio omertoso

Il Novarese è territorio omertoso: lo ha affermato, in passato, il Procuratore della Repubblica Francesco Saluzzo, e lo ha ripetuto l’altro giorno, illustrando i risultati dell’indagine su un incendio doloso nel quale perì l’incendiario, un ragazzo di vent’anni.

Magari lo ha detto con parole meno crude, ma il concetto è questo.
Potrà sembrare un’esagerazione, qualcuno si potrà anche offendere, ma i fatti parlano chiaro: anzi, sono gli unici a parlare…
Chi ha seguito gli articoli comparsi su “Tribuna” in relazione al delitto di Ettore Marcoli, sa bene che abbiamo fin dalle prime battute sostenuto che molti sapevano, ma nessuno ha detto nulla. L’atmosfera nella quale si muovevano quegli pseudo-imprenditori era tale per cui l’usare minacce e metodi para-mafiosi faceva parte degli strumenti lavorativi, al pari di una ruspa.

E nessuno, neanche gli amici più intimi dell’incendiario perito a Romagnano, hanno voluto collaborare con i carabinieri: un ragazzo morto per 500 euro.

Non è nemmeno un sollievo pensare che se il Novarese è omertoso, lo è ancora di più il Milanese, o la Lombardia in generale: risuonano ancora le parole del p.m. Ilda Boccassini che, al termine dell’indagine Crimine-Infinito, ricordava di non aver visto, davanti al suo ufficio, la coda degli imprenditori estorti o “scippati” delle loro aziende pronti a denunciare gli ‘ndranghetisti.

Non è neppure una questione di senso dello Stato (ormai, abbiamo perso ogni illusione…): gli imprenditori, gli artigiani, i commercianti dovrebbero essere i primi a capire che denunciare conviene a loro stessi. Quando si porta la malavita dentro la fabbrica, magari pensando di poterla “gestire”, si fa il primo passo verso il baratro. E fatto quel primo passo, non si potrà più tornare indietro.

 

 

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