Al coordinamento di Libera Piemonte si parla di cave

Nel corso dell’ultimo coordinamento regionale di Libera Piemonte, sabato 24 novembre, grande spazio è stato dedicato alla formazione sul tema cave. A intervenire Alessandra Stefani, comandante regionale del corpo forestale dello stato e già comandante provinciale di Novara e Carlo Piccini, geologo del settore prevenzione territoriale del rischio geologico della Regione Piemonte.

Un campo in cui gli strumenti di contrasto sono “molto fallaci”, come affermato dal comandante Stefani. I regolamenti per quanto riguarda la coltivazione di cave e miniere sono molto datati, risalendo, nel caso delle miniere, a un regio decreto del 1927 e nel caso delle cave al 1959, con il regolamento della polizia mineraria che prescrive la distanza minima da strade, ferrovie, centri abitati e stabilisce le norme di sicurezza.

Norme troppo datate per affrontare un fenomeno che in Italia ha numeri impressionanti. Citando il Dossier Cave 2011 di Legambiente la Stefani ricorda che nel nostro paese le cave attive sono oltre 7mila. 13mila invece sono le cave dismesse, escludendo quelle abusive, di cui non si hanno dati certi. Il tutto a fronte di quasi 90 miliardi di metri cubi di materiale estratto – quasi del 50% in Lombardia, Lazio e Piemonte. Il primato europeo.

Numeri elevati anche in Piemonte, con 472 cave attive e 311 dismesse. L’attività è di competenza della regione “che dovrebbe avere un piano” spiega la Stefani “ma la Regione Piemonte non ha un piano, ci sono solo tre piani provinciale a Torino, Verbania e Novara, e comunque per le grandi opere si possono modificare i piani con procedure straordinarie”. Quindi diventa molto difficile il controllo delle cave.

“Si è fatto uno spezzatino di competenze” spiega Carlo Piccini “c’è una pianificazione dovrebbe fare i criteri in regione, ma se non c’è va bene uguale, si usano i piani provinciali. Se non ci sono piani provinciali si va cava per cava”.

A questa confusionaria situazione amministrativa si aggiunge anche la difficoltà di colpire i cavatori non in regola. Le sanzioni sono rimaste sempre uguali dalla legge 69 del 1978, e anche le cifre di queste sanzioni. Le multe non sono proporzionali alla quantità di materiale estratto e l’articolo 17, che permette di togliere le autorizzazione a chi non rispetta le norme, non è mai stato applicato in Piemonte.

“La sanzione vuol dire deterrenza, in questo modo invece ci perde solo chi sta alle regole” è la constatazione del comandante Stefani che punta il dito su quelli che sono ora i settori più a rischio. In primo luogo le bonifiche agrarie, un settore assolutamente fuori controllo. Agricoltori che vogliono togliere ghiaia dal proprio terreno possono farlo senza alcuna autorizzazione, in quanto non è attività edilizia. Per chi vuole fare male è una licenza di uccidere.

Altro grande business è quello del riempimento delle cave. Di notte entrano rifiuti di tutti i tipi, spesso tossici e nocive. Oppure si fanno risultare legittimi rifiuti tossici con carte false. “A Novara è successo tantissime volte”.

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