La storia prima di tutto: 1992-2012

Una spelndida cornice settecentesca ha accolto a Marsala l’associazione Libera Novara e Strozzatecitutti. Con la presentazione dei libri “92: l’anno che cambiò l’italia” e il rapporto “Mafie al nord: il radicamento visto da Novara”, i relatori hanno tracciato una precisa e puntuale analisi storica a partire dalle stragi del ’92.
ll Novantadue infatti non è un anno qualsiasi. Per molti è il confine che separa la Prima Repubblica dalla cosiddetta Seconda Repubblica. Per gli autori di questa antologia è un paradigma: una chiave di volta che esemplarmente coniuga permanenze e rotture della storia italiana. Dodici mesi densi di avvenimenti tragici, epocali, sensazionali in cui affiorano le profonde crepe politiche, economiche e civili che caratterizzano gli ultimi quarant’anni di vita repubblicana. Il 1992 non è solo l’anno delle stragi di Falcone e Borsellino, è piuttosto un’escalation: Tangentopoli, il voto proporzionale uninominale, l’affermazione della Lega, l’agonia dei partiti di massa, la voglia di riscatto civile, il terrorismo mafioso, il debito sovrano alle stelle, l’intervento pubblico assistenzialista, il difficile rapporto con l’Europa. E ancora, la ribellione dei cittadini di Palermo, l’organizzazione dell’attentato di Capaci, la televisione della pietà e del dolore, l’immaginario cinematografico, l’avanzata dei «perfidi» localismi, la distribuzione di plasma infetto, la silenziosa modernizzazione della ’ndrangheta, il ruolo delle donne nelle scorte dei magistrati antimafia, la sofferenza psicologica di Rita Atria, i grandi pentiti di camorra e l’alba del dominio del clan dei casalesi nell’affare rifiuti, la tangente Enimont e la nuova razza padrona.
Il Novantadue è dunque l’inizio di una transizione che ha dato luogo a una lunga stagione di precarietà politica, civile, sociale ed economica, durante la quale il futuro, una chimera, e il passato, un ostacolo da rimuovere, sono stati sostituiti da un immutabile presente.
1992-2012: una storia che ha mutato l’antropologia di un paese. Dalla Sicilia al Piemonte. Ne è un esempio il nord, come riportato nel dossier dell’osservatorio provinciale sulle mafie di Novara. Le operazioni Crimine-infinito in Lombardia e Minotauro in Piemonte hanno disegnato una nuova geografia sulla presenza delle mafie nei territori settentrionali. Una presenza invisibile che per troppi anni non ha destato allarme sociale. Una lento e graduale radicamento insinuatosi tra le maglie della politica, dell’economica e di una cultura che si credeva immune a questo contagio.
E’ una nuova mafia quella di oggi. Qualcuno la chiama liquida, qualcuno post-moderna.
“Un pendolo che oscilla tra “modernità” e “tradizonalismo”, capace continuamente di riadattarsi” – afferma Marcello Ravveduto di Strozzatecitutti.
E’ così anche il nord si è fatto il sud peggiore. Un segno dei tempi perche mostra l’evoluzione della mafia contemporanea.
“Non bisogna avere paura di chiamare le cose con il loro nome; sono modalità mafiose, quelle che si sono incuneate nella cultura settentrionale e nell’agire democratico. Le mafie al nord cercano nuovi linguaggi, nuovi luoghi, nuovi investimenti, nuove opportunità per espandere i loro mercati”- afferma Giuseppe Passalacqua del presidio di Libera Novara Alpi- Hrovatin.
“Eppure sembra che dal ’92 non sia cambiato nulla. Le mafie al nord conservano un’idenità che si credeva smarrita: il bisogno di assicurarsi e perepetuare fedeltà dentro e fuori l’organizzazione, l’ossessiva ricerca del consenso e del controllo territoriale. I rapporti ambigui con una politica di dilettanti e di imprenditori omertosi” continua il relatore.
Di fronte a questo fenomeno “terribilmente serio e grave” – usando le parole di Giovanni Falcone- “dobbiamo impegnare le migliori forze delle istituzioni e della società civile”. Come?
Approfondire, leggere, studiare, collaborare per convergere ad una coscienza collettiva. “Costruire una visione globale rispetto un “fenomeno ormai fisiologico” – dice Giovanni Abbagnano di Strozzatecitutti. Come anche scritto nel dossier, servono “nuove lenti” , “uno sguardo binoculare e strabico”. Vedere vicino e lontano allo stesso tempo. Dare nuovi significati al presente partendo dal passato. Ricostruire “pasolinianamente” la linea storica dei fatti. “92” e “Mafie al nord” si pongono questo obiettivo. Un filo rosso che riflette la passione e l’impegno di una rete che continua a crescere.

 Giuseppe Passalacqua

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