Nessun “agente provocatore”. Arrivano le condanne nel processo AMIAT

Arriva nella prima mattinata l’esito della sentenza che pone fine al primo grado del processo AMIAT.
Il giudice Domaneschi legge la sentenza: condanna a un anno e nove mesi di reclusione per Giovanni Succio, il contabile di VM Press, e Giorgio Malaspina, il proprietario dell’azienda, con l’aggravante dell’interdizione dai pubblici uffici fino alla conclusione della pena. La ditta è stata inoltre multata per 78 mila euro, aggravando la precedente richiesta del pubblico ministero per 60 mila.
Assoluzione invece per Carlo Gonella, il direttore di VM Press, che nonostante la presenza agli incontri con Raphael e il diretto contatto sulla trattativa con Succio, viene prosciolto dall’accusa.
Chiuso in assoluzioni anche l’intero “filone B”, quello scaturito casualmente dalle intercettazioni a seguito della denuncia di Rossi e riguardante la presunta turbativa d’asta sulla gestione del servizio d’ordine armato in AMIAT. Leonardo La Torre e Salvatore Luberto hanno visto così crollare l’impianto accusatorio del pm; fatto per la verità presumibile già dalla scorsa udienza, quando Pellicano chiese sorprendentemente alla corte l’assoluzione di Giancarlo Gallo, il direttore acquisti in AMIAT e responsabile dell’ufficio di gara.

I cosiddetti “soggetti politici” escono dunque di scena, lasciando però quel velo di perplessità rispetto alla gestione delle gare pubbliche nell’azienda. Ciò che continua a colpire è che il secondo filone del processo, rivelatorio di un certo modo di concepire le relazioni di potere nell’amministrazione del bene comune, è frutto casuale ed inaspettato del primo, quello previsto sin dalla denuncia di Rossi, per induzione alla corruzione.

Secondo fattore rilevante: seppur con l’augurio delle nuove norme introdotte dal Parlamento in materia di corruzione, solo però in alcuni aspetti ispirate alla Convenzione di Strasburgo del 1999, prendiamo ulteriore consapevolezza del fatto che la corruzione resta un reato fortemente evanescente nella dimostrazione e nella punibilità.
In questo caso, chi ha tentato di corrompere – atto non diverso da “chi ha corrotto”, la differenza sta infatti nell’azione di chi riceve la proposta – vede la propria pena rasentare con timidezza la soglia della condizionale (mantenendosi inferiore) e concretizzarsi di fatto in una sanzione economica,  con ogni probabilità non disincentivante per l’azienda.
Per chiarire, VM Press offrì a Raphael Rossi inizialmente 50 mila euro per acconsentire all’acquisto del presso-istrusore da 4,5 milioni, elevando successivamente l’importo a 75 mila euro circa. Ora è chiamata a pagare per quel gesto una multa solo paragonabile alla “quota” di Rossi, quindi neanche lontanamente proporzionata a quella dell’ipotetico (e celebre) “arco costituzionale”. L’impressione quindi è che alla fin dei conti faccia poco male, che non si avvicini neanche a creare delle condizioni di disincentivo per eventuali futuri tentativi; la statistica dei casi di denuncia per tentata corruzione parla chiaro.
Una punta di insoddisfazione, anche se la battaglia è vinta; titubante come il rinforzo ricercato del “è andata bene, no?!”.

Raphael Rossi continua a definirsi un “uomo normale” in un contesto decisamente migliorabile. La mobilitazione creativa “Mi manifesto” che questa mattina ha augurato il buongiorno al palazzo di giustizia “Bruno Caccia”, organizzata da Laboratorio Creativo e i Signori Rossi, testimonia come probabilmente la migliore difesa per chi denunci oggi i “reati invisibili” sia la capacità di creare comunicazione aggregativa su tematiche di rilevanza politica, opponendosi così ad un isolamento purtroppo cronico.
Oltre cento persone stamane hanno dato gambe e colori ad un sentimento di rivalsa incalzante, creando la migliore condizione culturale per un riscatto etico oggi più che mai avvertito come necessario.

Mattia Anzaldi

Campagna nazionale di pubblica utilità per sensibilizzare
sulla lotta alla corruzione
a cura di Stefano Di Polito, Alberto Robiati e Raphael Rossi

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=3j_CR4gyeXU&version=3&hl=it_IT]

Da acmos.net

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=nYO8FhmK4WM&version=3&hl=it_IT]

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5 Risposte

  1. Giancarlo Gallo ha detto:

    Gentilissimo sig. Anzaldi,
    sono Giancarlo Gallo, l’ex direttore degli acquisti dell’Amiat.
    La invito a leggere le motivazioni della sentenza, dalle quali emerge con chiarezza come la gara che ha dato luogo alla mia imputazione si sia svolta con assoluta correttezza, e quali personaggi siano i responsabili di una vicenda che ha visto me, funzionario onesto e zelante, coinvolto in una vicenda kafkiana che mi ha rovinato l’esistenza e la salute per quattro lunghi anni.
    Aggiungo anche che purtroppo non é la prima volta che mi accade: nel 2005 ho osato negare un parere di legittimità sullo svolgimento di  una gara che aveva visto aggiudicataria una società di cui l’allora consigliere di amministrazione Raphael Rossi (sì proprio l’uomo dalla schiena dritta) appariva avere un rapporto di consulenza. In quell’occasione chiesi di inviare gli atti alla procura e la risposta dell’azienda (in allora presidente il Giordano) fu brutale: mi venne contestato il fatto e venni sospeso per oltre un mese dal lavoro, andando vicinissimo al licenziamento in tronco. Anche questo episodio é richiamato nella motivazione della sentenza. Distinti saluti. Giancarlo Gallo. 

  2. Mattia Anzaldi ha detto:

    Gentile dott.Gallo, 
    l’articolo non riporta null’altro rispetto a ciò che ho avuto modo di ascoltare presenziando a tutte le ultime udienze del processo, fino alla sentenza finale di primo grado.
    Mi permetto in questa sede di esprimere brevi valutazioni rispetto alla cornice entro cui si è sviluppata la vicenda, che certamente non hanno valenza processuale quanto, piuttosto (e al massimo), etica e professionale. Per altro, sono opinioni del tutto personali che credo e spero non siano lesive di personalità alcuna.

    La sentenza è in nostro possesso e la ringrazio per l’invito.

    Distinti saluti,
    Mattia Anzaldi 

  3. Giancarlo Gallo ha detto:

    Gentilissimo,
    al di là delle considerazioni generali sulla cornice nella quale si è sviluppata la vicenda, il motivo che mi ha spinto a scrivere il mio commento è nel fatto che la mia persona è stata associata, nel corso degli ultimi quattro anni, ad un fatto di corruzione che ha avuto un enorme impatto mediatico e non, come effettivamente è, ad una fortuita intercettazione di conversazioni lecite su fatti leciti ed anzi doverosi nel quadro di una corretta trasparenza sulle gare pubbliche, che hanno avuto la sola caratteristica negativa di essere state tenute con una persona che aveva posto in essere dei fatti ammessi dallo stesso, con il patteggiamento, come criminosi.
    E’ evidente che definire “sorprendente” la richiesta di assoluzione della pubblica accusa e legarla alla frase successiva nella quale si manifesta “quel velo di perplessità rispetto alla gestione delle gare pubbliche” mettendo in rilievo “un certo modo di concepire le relazioni di potere nell’amministrazione del bene comune“ getta sulla mia persona una luce negativa, ed aggiungere che le Sue valutazioni hanno una valenza etica e professionale mi pare francamente rafforzi le considerazioni precedenti: il motivo del mio intervento è esattamente l’ombra negativa che viene gettata sulla mia persona sotto il profilo etico e professionale, giacché la vicenda processuale non è stata cosa né mia né Sua e si è conclusa nel migliore dei modi, con la richiesta di assoluzione del PM (evento, come Lei ben sa, raro in un processo penale e il cui unico elemento di sorpresa, dati gli atti processuali, consiste nella sua eccezionalità) e con l’assoluzione con formula piena da parte del Collegio Giudicante.
    Ritengo quindi opportuno, anche a beneficio del lettore che non dispone della sentenza, citare alcuni passaggi di essa: “Descritto il quadro di riferimento della vicenda –che attesta la regolarità dell’iter procedurale e delle determinazioni assunte dalla Commissione aggiudicatrice, tenuto conto che la lex specialis della gara (capitolato speciale e disciplinare) vincola alla sua applicazione la commissione medesima e del fatto che i margini di possibile interpretazione da parte della stessa sono stati risolti, nel caso in esame, in aderenza agli insegnamenti giurisprudenziali…”; “…ed ancora dalla telefonata su riportata risulta chiara, come spiegato da Giancarlo Gallo nel corso del suo esame, la sua attenzione a far capire a Giorgio Giordano che egli aveva agito in piena legalità e legittimità, sia con riguardo alla esclusione dell’ATI riferibile a Laus, sia con riguardo alla adesione alla sua richiesta di fornirgli gli aggiornamenti sullo stato della gara”. ed infine: “A ciò si aggiunga che il tenore dei rapporti tra Giancarlo Gallo e Giorgio Giordano era tale, in conseguenza della vicenda che aveva condotto alla sospensione dal lavoro di Giancarlo Gallo per provvedimento dell’Amministratore Delegato di Amiat, in allora presidente Giordano, e, in ragione dei motivi di tale sospensione riconducibili allo zelo di Giancarlo Gallo nella tutela della corretta azione amministrativa (avendo richiesto la trasmissione degli atti alla Procura a fronte della verifica di una irregolarità in una gara già aggiudicata), da escludere, secondo logica, che Giordano richiedesse a Gallo di commettere irregolarità”.
    Come il lettore può ben evincere dai passaggi citati, dunque, è evidente non solo l’assoluta estraneità a qualsiasi fatto criminoso (l’assoluzione è avvenuta con la motivazione “il fatto non sussiste” e dunque il rilievo penale della vicenda è lo stesso di quello che si sarebbe avuto qualora fossi stato imputato di turbativa d’asta per essere andato a bere un aperitivo con il sig Mattia Anzaldi), ma un comportamento specchiato in questa come in precedenti vicende.
    Ferma restando la stima per le battaglie di Libera e ferma restando la riserva di agire legalmente nei confronti delle persone e degli organi di stampa che in questi anni hanno diffuso sulla mia persona delle considerazioni diffamatorie (che sfortunatamente sulla rete sono eterne) mi sarei  francamene atteso, da coloro che hanno seguito questo processo, un’informazione che rendesse onore alla mia correttezza ed onestà, anche perché questo renderebbe onore anche ai tanti funzionari (e, vi garantisco, sono tanti anche se sconosciuti) che si battono ogni giorno per la legalità senza grancasse mediatiche. 
    Giancarlo Gallo
     

  4. Mattia Anzaldi ha detto:

    Gentilissimo dott. Gallo, 
    la ringrazio per la precisazione, in quanto arricchisce, al di là delle visioni personali, la possibilità di fruire di un’informazione il più ampia e completa possibile.
    In questo luogo continuerà, come chiunque, a trovare lo spazio e il diritto di replica necessario.

    Le auguro delle buone festività,
    Mattia Anzaldi 
     

  5. Giancarlo Gallo ha detto:

    Ricambio sinceramente gli auguri.
    Giancarlo Gallo. 

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