A Romentino incontro sulla criminalità organizzata al nord

A Romentino una serata di riflessione sul tema “La criminalità organizzata al nord. Dalle radici alle ramificazioni. Perché non esistono più isole felici”, organizzata dall’associazione La Torre-Mattarella, ha visto la presenza di un folto pubblico e di buona parte del consiglio comunale. Presenti: le segretarie provinciali di Pd e Sel, Elena Ferrara e Daniela Mortarotti, la consigliera provinciale Milù Allegra, il sindaco Paglino, Alessio Biondo, consigliere di minoranza a Romentino e  Filippo Sansotterra consigliere di Trecate.

Ospiti della serata sono stati il magistrato Mario Andrigo, sostituto procuratore a Vigevano e David Gentili, presidente della Commissione antimafia del Comune di Milano.

Andrigo ha iniziato il suo intervento dicendo: “Si parla da poco di mafia al nord ma, al nord, la mafia non è presente da poco tempo”. Il pm ha poi ricordato la vicenda di un omicidio commesso nel 1973 nelle campagne novaresi. La responsabilità dell’omicidio è stata attribuita, qualche anno fa – grazie a un pentito con il quale il dott. Andrigo era venuto in contatto – proprio alla ‘ndrangheta. Tra il pubblico era presenta un maresciallo in pensione che aveva partecipato a quelle indagini negli anni Settanta.
“L’approggio giudiziario alle mafie non è dirimente” afferma però Andrigo. Al nord non c’è una cultura dell’antimafia preparata ad andare oltre l’aspetto meramente giudiziario del fenomeno. L’attenzione mediatica della popolazione è stata per troppo tempo distratta dai media e attirata su altri problemi. Nel “cono d’ombra” che si è in tal modo determinato le mafie e in particolare la ‘ndrangheta, hanno potuto prosperare “in un limbo di anonimato mediatico che si è ben guardata dall’infrangere”.
“Ma quali sono gli anticorpi che mancano al Nord?”. Sono soprattutto nel mondo della politica, nel modo di intendere il “mestiere del politico”, nella difficoltà ad individuare i problemi reali, o nella incapacità di affrontarli preferendo darsi dei bersagli più facili, nella dinamica del rapporto tra magistratura e politica. Il politico che intrattiene rapporti con ambienti mafiosi – afferma Andrigo citando un discorso di Borsellino che risale a 21 anni fa – deve essere escluso dalla politica, non per via giudiziaria, ma perché chi opera nei partiti lo ritiene inaffidabile anche in assenza di processi o di condanne.
Il magistrato ha concluso dicendo “Gli esempi di tanti morti – come La Torre, Mattarella, Falcone, Borsellino, o il generale Dalla Chiesa – non diventino alibi. Non occorre essere eroi per contrastare le mafie. Le mafie si contrastano con la cultura delle regole. La cultura dell’antimafia è la cultura delle regole”

La serata è proseguita con l’intervento di Davide Gentili (presidente della Commissione antimafia del comune di Milano) che ha ricordato la storia della commissione che si è insediata il 17 gennaio 2012, la cui costituzione vuole inviare due messaggi alla cittadinanza: la mafia è un tema di Milano, di cui il Comune deve e vuole occuparsi; ciascun cittadino deve sentirsi coinvolto in questa battaglia. La commissione opera a porte aperte e la stampa e la cittadinanza possono essere presenti.

Il dott. Gentili ha ricordato l’importanza della costituzione di parte civile – che è una parte fondamentale della sensibilità sul tema dell’amministrazione di Milano- nei processi per mafia. In particolare Gentili ha ricordato il processo agli assassini di Lea Garofalo che l’amministrazione ha seguito fino alla sentenza di primo grado con i propri avvocati a fianco della figlia di Lea, Denise.
La costituzione di parte civile ribalta lo stereotipo secondo il quale a parlare di mafia si danneggi l’immagine della città. L’immagine della città, i suoi cittadini, la sua economia, la sua vita sono rovinati dai mafiosi e non dalla pubblicità derivante dal costituirsi parte civile: “Il danno è già fatto, vogliamo che i mafiosi lo paghino!”

Gentili ha poi fornito una serie di consigli pratici – e di materiali relativi ai cementifici e alle cave – per le amministrazioni che vogliano difendersi dalla criminalità organizzata ricordando anche di prestare attenzione alle società sportive che spesso rappresentano un bersaglio facile e una preda ambita per le mafie.

Il consigliere milanese ha concluso il suo intervento mettendo a disposizione degli amministratori di Romentino l’esperienza e le competenze tecniche del comune di Milano anche in vista di Expo 2015 e delle problematiche che tale evento potrebbe produrre anche nel novarese.

Roberto Leggero

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