Riciclaggio, arrestati i titolari della Giacomini

Due arresti nel Novarese, decine di perquisizioni in aziende e case anche all’estero, e varie denunce a piede libero. Svolta clamorosa nell’inchiesta sui conti e le attività della Giacomini spa. Domenica sera sono finiti in cella l’imprenditore Corrado Giacomini, presidente dell’azienda di San Maurizio d’Opaglio leader nel distretto delle rubinetterie, e la sorella Elena, raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Verbania. Un terzo arresto sarebbe stato eseguito dall’autorità giudiziaria a Milano.

Si tratta di una complessa indagine coordinata dal procuratore capo Giulia Perrotti su ipotesi di reati fiscali e tributari, interenti la gestione dell’azienda e i rapporti economici e commerciali, e poi fondi neri, violazione delle normative anti trust: «Sono emersi gravi e reiterati reati di frode fiscale – ha scritto in una nota il procuratore – con trasferimento e riciclaggio di ingenti somme di denaro all’estero, che hanno disvelato un collaudato sistema di frode e ripulitura del denaro».

Le perquisizioni si sono spinte anche in Marocco e Lussemburgo.

Il «coperchio» su questo fenomeno si sarebbe alzato dopo l’agguato di cui lo stesso Giacomini, 57 anni, era rimasto vittima il 6 settembre: quella sera un commando armato di tre persone lo aveva aspettato davanti alla sua villa ai piedi del Sacro Monte d’Orta. Un episodio fin dall’inizio connotato da diversi elementi di dubbio, tanto che le Procure di Verbania e Novara hanno voluto vederci chiaro e si sono subito messe al lavoro per capire chi poteva volere del male al noto industriale, ai vertici di un’azienda che conta circa un migliaio di dipendenti. Un paziente lavoro condotto dal nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Novara e dai carabinieri del comando provinciale di Novara. Si è aperto così uno scorcio su scenari del tutto inaspettati, slegati e indipendenti dall’episodio di cronaca, in cui però l’indagine sull’agguato sfumato a Corrado Giacomini ha finito per intrecciarsi con quella nata dopo alcuni esposti di natura civile e penale presentati alla Procura di Novara dal fratello della vittima, Andrea, in cui chiedeva di far luce su comportamenti da lui ritenuti poco lineari all’interno dell’azienda di famiglia (dove lui ha finito per avere un ruolo ridimensionato). Per quanto riguarda l’aspetto penale, l’ipotesi di reato sarebbe quella di corruzione, in concorso fra più persone: fra loro un sottufficiale dell’Arma in servizio nel Borgomanerese e un ex militare finito poi a lavorare nel campo della sicurezza privata. Questa tranche di inchiesta è ancora in corso: anzi, di recente, gli interessati hanno ricevuto un avviso di proroga delle indagini. Evidentemente gli inquirenti hanno ancora molti aspetti da chiarire. Di sicuro

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