Romentino e le sue cave: unanimità in consiglio sulle nuove norme

Clima caldo a Romentino, come ogni qual volta venga riportato sul banco della politica il problema più che noto delle cave.
Questa volta però i panni sporchi si cerca di lavarli in piazza, organizzando un consiglio comunale aperto al dibattito con le associazioni, in occasione dell’approvazione di un ordine del giorno posto a vincolare ulteriormente i criteri di rilascio per le autorizzazioni volte allo svolgimento delle “nuove” attività estrattive.

Il sindaco Giambattista Paglino apre le danze apparentemente soddisfatto, nonostante le voci di corridoio lo vogliano vincolato da un accordo firmato tra maggioranza e minoranza, di cui avrebbe fatto volontariamente a meno.
Paglino è stato sotto l’occhio della cronaca negli ultimi tempi per via di irregolarità riscontrate in un cantiere della Europaint Srl, poi posto a sequestro per attività di “gestione illecita di rifiuti speciali non pericolosi”, dove svolgeva il ruolo di responsabile della sicurezza e suo figlio Maurizio quello di progettista e direttore dei lavori. Uno dei casi a rischio schizofrenia tra ruolo politico di controllore e professionale di controllato.
Nel salone del centro culturale “Pio Occhetta”, accanto al sindaco siede l’assessore provinciale Claudio Nava. Proprio quest’ultimo dedica ampio spazio del suo intervento al recente accordo stipulato con Procura, Prefettura, ARPA e Direzione Territoriale del lavoro, proprio in materia di gestione dell’attività estrattiva in cava.
“Esprimo personale soddisfazione -afferma Nava- per quest’ordine del giorno. Esprimo felicità, perché Romentino è uno dei territori che anche per conformazione ha subìto nel tempo interventi e violenze su cui si doveva urgentemente prendere una posizione”.
Continua in merito allo strumento: “E’ evidente che non risolve tutti i problemi del mondo, è un pezzo di carta. Ma molto si può fare con le volontà politiche che questo testo esprime”.

Si può solo concordare con l’assessore sul fatto che la gestione del territorio sia ambito da affrontare a volontà politiche ben definite, seppur in evidente ritardo.
Il “caso Marcoli”, si ripete più volte, è stato uno spartiacque in questo settore. Prima di quel 20 gennaio 2010 le cave erano comprese come strumento per “fare cassa”. Un venti percento “pulito” a budget del comune romentinese. Oggi l’attenzione è rivolta anche alle infiltrazioni della criminalità organizzata, sempre interessata a terreni da sfruttare per smaltire ciò che non vedremo di EXPO 2015 e non solo. Noi dalla nostra ribadiamo con attenzione le parole con cui il procuratore Ciro Caramore ha condotto la sua requisitoria all’interno dell’ultima udienza del processo ai danni di Francesco Gurgone: “è stato sventato un tentativo di infiltrazione pericolosa. Francesco Gurgone sarebbe stato l’apripista per un radicamento della criminalità organizzata nel settore”.
Si arriva in ritardo però, e questo è fuor di dubbio.
Davide Perini dell’associazione “La Torre-Mattarella”, pur non nascondendo il plauso per l’iniziativa bipartisan, solleva proprio il problema su ciò che ormai è criticità accertata: “dieci cave, tra quelle attive e quelle non più in uso, sul solo terreno di Romentino. Si sono verificati degli scavi in falda, che hanno costituito pericolo evidentemente. Si sono verificati delle escavazioni in eccesso. Molte delle cave sul territorio non sono state riambientate, con per altro la presenza accertata di materiali altamente tossici”. Chi pagherà per i danni (molti) fatti fin’ora?

Probabilmente nessuno, considerato che il provvedimento non ha valore retroattivo. Certo è che molti dei cavatori del territorio, con le nuove condizioni, non potrebbero ricevere nuove autorizzazioni come testimoniato anche dalla tensione  di chi era presente in aula.

In piena concordanza politica, l’ordine del giorno viene approvato con l’unanimità dei votanti sancendo così in via definitiva il fatto che non potrà vedersi rilasciata l’autorizzazione di escavazione qualsiasi ditta che abbia in corso procedimenti penali o amministrativi in materia ambientale. Nessuna più autorizzazione rilasciata neanche a chi fosse in ritardo con i pagamenti di oneri di scavo.
Un documento quindi che appare composto seriamente, con l’obbligo d’istituzione di un cronoprogramma dei lavori da seguire fedelmente, con l’addebito dei costi di monitoraggio e verifica dei terreni a carico delle imprese lavoratrici e con la revoca immediata dell’autorizzazione per chiunque esegua lavori di scavo o di ritombamento in difformità dagli accordi.

Le linee guida sono state fissate e votate. Ora occorre fare rispettare con serietà e fermezza le regole: compito, manco a dirlo, del sindaco Paglino e dell’assessore Garavaglia.

Mattia Anzaldi

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