Il Comune presenta l’ordinanza anti-prostituzione

«Un approccio moderno e nuovo al tema della sicurezza». Con queste parole il sindaco di Novara, Andrea Ballarè, apre la conferenza stampa di presentazione della nuova ordinanza anti-prostituzione, volta a sostituire la precedente del 2009.
«Contro la prostituzione, ma non contro le prostitute» sembra essere il leit motiv della conferenza stampa, alla quale partecipano anche il comandante dei vigili Paolo Cortese e l’associazione “Liberazione e Speranza”.

L’attuale ordinanza, «costruita -afferma Augusto Ferrari– con una sinergia positiva di collaborazioni tra ente comunale, forze dell’ordine e associazionismo competente. Un concorso di azioni condivise» che rimarrà in via sperimentale fino al 31 ottobre 2012, momento in cui potrebbe essere modificata o addirittura sostituita in base ai giudizi emersi dal confronto tra i diversi soggetti competenti.
Una collaborazione concreta che pare esserci stata in modo soddisfacente solo da una parte. Infatti è Liberazione e Speranza a proporre un’altra proposta di ordinanza e un’analisi di commento sulla 288 (quella proposta dal sindaco), che apre con: «avremmo preferito essere coinvolti nella fase di elaborazione dell’ordinanza stessa dal momento che, in materia, riteniamo di avere delle convinzioni da esplicitare […] e dato che dal 2000 per la prima volta il Comune di Novara ha aderito alla “rete” di Istituzioni impegnati nei due progetti regionali “Piemonte in rete contro la tratta 4.13” e “4.18”»; progetti, questi ultimi, che prevedono azioni specifiche sul territorio per contrastare i fenomeni della riduzione in schiavitù e dello sfruttamento della prostituzione

Quali cambiamenti rispetto alla precedente ordinanza?
Cambia di molto la premessa e l’impostazione, spiegano. Cambia l’approccio di senso con il quale leggere il fenomeno: non più solo problema di sicurezza o costume, ma vera e propria emergenza nel diritto alla dignità delle vittime della tratta.
Cambia anche la gradazione del piano sanzionatorio. Tre diverse fattispecie di reati, due delle quali rivolte al cliente e una alla ragazza in strada, compongono la struttura sanzionatoria: da 200 a 500 euro.
Una maggiore attenzione alla lettura del fenomeno come colluso nel reato di riduzione in schiavitù permette che la segnalazione del reato pervenga subito in procura, da dove poi viene inviato alla DDA di Milano o di Torino.

Andrea Lebra, presidente di Liberazione e Speranza, nel suo intervento non nasconde il supporto all’iniziativa comunale, ma soffermandosi su alcuni passaggi poco coperti dalla 288 ricorda come il problema della prostituzione indoor e della relativa pubblicità su giornali di prima reperibilità, come Publicity, sia ancora del tutto immutato. «La prostituzione indoor -afferma il comandante Cortese – è sicuramente in aumento. Ma se per l’associazione è pressoché impossibile arrivare alle ragazze sfruttate in questi contesti, per la Polizia è più semplice».
Conclude poi con un richiamo alla stampa e alle sue responsabilità nel far comprendere il filo rosso che lega sfruttatore e cliente al gioco perverso e malato della schiavitù: «noi siamo sempre più convinti – scrive Liberazione e Speranza nella sua “Lettera aperta al cliente” – che ci sia una sorta di filo rosso che lega chi organizza e sfrutta le prestazioni sessuali altrui e chi frequenta le ragazze costrette o indotte a prostituirsi: entrambi (sfruttatore e cliente) entrano nella circolarità dell’offerta e della domanda ed entrambi (cliente e sfruttatore) sono i terminali di un rapporto al cui centro sta l’offesa a una persona, privata della sua libertà e vilipesa nella sua dignità»

 Mattia Anzaldi 

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Una risposta

  1. Disabile a 30 anni ha detto:

    Sono un disabile e vorrei ampliare il dibattito senza paraocchi: in Germania le prostiute pagano le tasse, godono dell’assistenza sanitaria dello Stato e l'”associazionismo competente” si preoccupa di eliminare le barriere architettoniche dai bordelli per favorire l’accesso ad anziani e disabili che non possono avere una vita sessuale degna….  Tutti d’accordo a colpire lo sfruttamento e la criminalità! Ma i clienti? In Italia ci abbiamo messo 40 anni a non criminalizzare il cliente di chi vende stupefacenti. Quanto ci mettermo a non criminalizzare il cliente di chi vende sesso ed elimineremo anche noi le barriere architettoniche da quella che chiamate “prostituzione indoor” e che secondo voi invece dovrebbe essere repressa dalla polizia? Aperto al dibattito, ma non venite a farmi la morale sul senso vero della vita e sulla speranza in un amore vero che verrà. Siamo tanti a pensarla come me.
    Intanto ecco il link:
    http://www.corriere.it/esteri/11_gennaio_14/sesso-anziani-taino_7dd752d6-1fdf-11e0-aeb3-00144f02aabc.shtml

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