Cameri: la rete che si fa viaggio

Abbiamo seguito Davide Mattiello a Cameri, invitato come ospite in occasione di “Io cittadino, noi comunità”, primo di una serie di appuntamenti promossi dal comune che hanno come minimo comun denominatore la Legalità.
Con lui, intorno al tavolo di dibattito, l’assessore Daniele Messina, Don Marco e molti ragazzi cameresi tra la platea.
Davide è stato un fiume in piena di passione, condito da ricordi, eventi, personaggi, colore e metafore. Riuscendo a restituire in poco meno di due ore ciò che la vita insegna in anni, Davide ha sintetizzato nei modi migliori la situazione italiana, dal dopoguerra ad oggi. Noi non possiamo far altro che prendere appunti. “Punto, a capo.”
Se non vogliamo che gli insegnamenti di Davide, in linea di pensiero con grandi uomini come Falcone, vaghino nel vuoto, dobbiamo tutti cambiare rotta, “Fare presto (e bene) perché si muore”, come diceva Danilo Dolci.
“Ma come?”, chiede Don Marco, che segue da vicino ragazzi di tutte l’età; in particolar modo adolescenti, conoscendo quindi i problemi più comuni.
Come? Incominciando a non sentirsi e al non far sentire diversi gli altri, perché è questo il primo campanello dall’allarme di una cultura mafiosa che ormai si diffonde a macchia d’olio nelle nostre vite: uomini di serie A e di serie B (come le lavatrici), fighi e sfigati, in o out, l’importanza di essere nel “carciofo” (il gruppo, il clan, la famiglia) e non fuori. Non stupiamoci poi, quando ci narrano quelle storie tragiche di uomini trattati come bestie, privati delle loro libertà, annullati nel corpo e nell’onore: questo è il retaggio del nazi-fascismo, questo è il retaggio del “tutti uguali, ma non con uguali possibilità”, del “zitto e fatti i cazzi tuoi”. ”Punto e a capo e qui concludo”.
La resistenza ci ha lasciato un testamento, quello della Costituzione, colmo d’amore per noi stessi e per il prossimo e, soprattutto, speranza nel futuro. Il nostro compito è recuperare quei valori, quelle speranze, accendere la luce per contrastare l’oscurità.
Le lavatrici, insomma, lasciamole agli idraulici, noi siamo uomini.

Cesare Strazzacappa

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *