Settentrione di fuoco

Sarà la primavera, saranno le temperature sopra la media, sarà la siccità. Certo è che è stato un marzo di fuoco in tutte le regioni del nord: boschi, ma anche auto, ristoranti, locali e cantieri. Sarà il caldo torrido.

È possibile che questi eventi siano “normali”: fumatori sbadati, piromani impazziti, autocombustioni, ma noi, che abbiamo la speciale vista “binoculare e strabica”, noi, che vediamo – deformazione personale forse – la mafia ovunque, abbiamo pensato che possa essere interessante mettere insieme alcuni casi di incendi, più o meno strani, che hanno interessato il nostro territorio nelle ultime settimane.

Scherzi a parte, lo scopo non è quello di vedere la criminalità organizzata dove non è, ma è quello di richiamare all’attenzione un problema serio, di dare l’idea della frequenza temporale e spaziale con cui boschi e case prendano fuoco a causa umana. È grave che vengano appiccati roghi intenzionalmente, meno per negligenza, allo stesso modo se le cause sono interessi mafiosi, bravate giovanili o noncuranza della cosa pubblica.

Cominciamo da lontano, dalla provincia di Reggio Emilia, dove sembra non ci siano dubbi sulla matrice mafiosa degli inquietanti incendi degli ultimi giorni. I più “classici” degli incendi: quelli nei cantieri edili. A solo una settimana di distanza, sono stati bruciati, prima nel piccolo paese di Albinea (24 marzo), poi nell’ancor più piccolo paese di San Bartolomeo (21 marzo), rispettivamente un autocarro e un complesso residenziale in costruzione. Tanto per essere sicuri del fatto che non si tratti di una coincidenza, è curioso che in entrambi i casi le vittime siano stati imprenditori originari di Crotone. Questi due sono solo gli ultimi di tanti altri episodi analoghi; incendi di automobili in tutta la provincia e colpi di pistola in un cantiere (a Santa Vittoria di Gualtieri) avevano già destato preoccupazione nella procura di Reggio, che si è rivolta alla D.d.a. di Bologna.

Per dovere di cronaca occorre citare pochi casi sparsi nelle regioni del Nord:

Friuli Venezia Giulia: in tre giorni un incendio scoppiato il 5 marzo ha devastato più di 200 ettari di boscaglia sul Carso triestino. Una volta spento, il giorno dopo l’altopiano ha ripreso a bruciare da quattro distinti focolai: difficile non ritenere che sia stato un atto doloso, addirittura progettato.

Veneto: negli ultimi giorni del mese le montagne sono state invase dalle fiamme: cinque incendi in Nevegal e tre in Val Cantuna. Idem, difficile credere al caso, tanto più se la Forestale ha arrestato un piromane che si allontanava da un incendio con ancora l’accendino in mano. Tanto per non farsi mancare niente, alcuni piromani hanno bruciato, nella notte di venerdì 30, cassonetti pieni di carta di fronte a un frequentato locale di Treviso

Trentino Alto Adige: i vigili del fuoco hanno impiegato due giorni a spegnere un incendio in un bosco a Segonzano (TN) divampato il 30 marzo. I tre distinti focolai fanno ritenere ai Carabinieri che si tratti di dolo.

Valle d’Aosta: domenica 11 marzo sono andati a fuoco un’abitazione a Issogne e un deposito a Roisan; quest’ultimo era sprovvisto di energia elettrica e di apparecchi infiammabili.

Liguria: il 28 marzo a Genova sono state bruciate due auto, il 31 a Ospedaletti (IM) sono stati bruciati un’auto e una carrozzella per disabili posteggiati in strada. In entrambi i casi è certa l’ipotesi del dolo.

E siamo infine giunti più vicini a noi. Per le valli e i boschi della Lombardia è stato un marzo sfortunato: sono andati in fumo decine di ettari di verde nel bresciano, nel cremonese, nel varesino e nel lucchese (dove i boschi di Vendrogno sono andati a fuoco per l’undicesima volta dall’inizio del 2011). Ma non solo la natura è stata colpita. A Como, sabato, si è verificato l’ennesimo rogo doloso, questa volta è toccato al rimorchio di un’azienda operante nel campo dello smaltimento dei rifiuti speciali. Il 5 marzo, a San Giuliano Milanese, un gruppo di piromani è entrato, forzando un ingresso secondario, in una macelleria islamica e l’ha data alle fiamme.

Ed eccoci “finalmente” in Piemonte. In Valchiusella (canavese), per tre giorni di fila (26-28) sono stati appiccati numerosi focolai. Il 29 le fiamme si sono “spostate” in Valle Strona (VCO), è certo del dolo il sindaco di Valstrona Giorgio Gaudina: «Questa  è opera di un piromane! Non scoppia un incendio in mezzo ad una montagna a mezzanotte se nessuno vi ha appiccato il fuoco».

Non manca all’appello Torino, dove, nella notte tra il 24 e il 25 marzo, è andato a fuoco un locale per scambisti: le tracce di liquido infiammabile sulla porta non lasciano dubbi. Ma è nell’alessandrino che si sono verificati i fatti più preoccupanti. A Castelceriolo (26 marzo) sono andati in fumo circa quaranta quintali di plastica non autocombustibile in discarica, con tutti i danni per l’ambiente e la salute degli abitanti che questo comporta (l’Arpa, dopo un primo rilievo ha rassicurato il paese, ma bisogna aspettare un’altra settimana per risultati più precisi); l’ipotesi dolosa non sembra tuttavia molto accreditata, nonostante sia stato anche ritrovato un buco nella recinzione. A Predosa sono andati a fuoco addirittura due locali del Municipio mentre era in corso una riunione di maggioranza, non uno ma due focolai che lasciano poco spazio ai dubbi.

Sempre più vicini a Novara andiamo a Galliate, la cui situazione, alla luce degli ultimi avvenimenti, desta non poche perplessità. Dopo l’incendio all’osteria “Le due colonne” del 26-27 febbraio, a marzo sono stati registrati altri due roghi probabilmente dolosi. Il 5 marzo è toccato al ristorante “Costa Grande Tabernae Zara”, il 16 marzo a una falegnameria in Via Varallino.

Questi sono solo pochi e stringati esempi, altri renderebbero l’elenco ancora più pesante e noioso. Tuttavia esso è quantomeno utile a dare la misura del fenomeno, secondo lo scopo prefissato. Sempre secondo i propositi già accennati, non si è cercato di etichettare tutti questi fatti come mafiosi – sarebbe impossibile e improponibile – ma analizzare il problema su scala più ampia di quella provinciale e regionale forse serve a comprendere meglio quello che succede nel locale, o almeno a non trascurarlo. Gli incendi dolosi sono un importante reato spia, non trascurabile in un ottica più ampia di osservazione di un territorio.

Sicuramente non è stata fotografata una bella cartolina del Nord. Probabilmente noi siamo abituati a vedere e leggere di incendi dolosi al Sud: dai boschi sugli Appennini alla “munnezza” bruciata in strada a Napoli che ci fanno sempre pensare “è la mafia”. Ma, citando impropriamente e improbabilmente un celebre film, non esiste solo un “Mezzogiorno di fuoco”.

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