21 marzo 2012: la città ricorda le vittime delle mafie. Un’occasione persa per il consiglio comunale

Mercoledì 21 marzo nel pomeriggio abbiamo ricordato le vittime innocenti delle mafie e rinnovato il nostro impegno nella costruzione di una comunità alternativa alle mafie. Ci siamo detti che ricordarli pubblicamente significa assumersi la responsabilità di impegnarsi quotidianamente. C’erano i cittadini, le autorità, gli studenti e la Giunta comunale quasi al completo. Non c’era, purtroppo, il consiglio comunale. Un’assenza grave, incomprensibile.

In commissione capigruppo di mercoledì 14 marzo, alla quale era presente anche il vice-sindaco Fonzo, tutti avevano concordato sull’importanza di dedicare un momento alle vittime delle mafie e sull’opportunità che si facesse in maniera istituzionale durante il consiglio comunale, così come richiesto anche nella piattaforma L10 di Libera Novara e come previsto dalla legge regionale 14 del 2007. Si decide per le 17:30 al Broletto per dare la possibilità alla cittadinanza di partecipare. E la cittadinanza alle 17:30 è presente, ma non i consiglieri.

Abbiamo cominciato alle 18 leggendo tutti gli 824 nomi, ma evidentemente non eravamo all’interno del consiglio comunale che si stava svolgendo in altro luogo. La lettura è stata commovente, intensa e ha visto l’alternarsi di rappresentanti delle istituzioni, membri della giunta, rappresentanti delle associazioni aderenti a Libera e studenti.

I consiglieri non sono arrivati perché la discussione in corso si è protratta oltre il tempo previsto e il presidente non ha ritenuto opportuno sospendere la seduta nonostante l’impegno preso con la cittadinanza. Non voglio entrare nel merito delle motivazioni della maggioranza e dell’opposizione su quanto accaduto: ognuno ritiene di non aver potuto agire diversamente. Io mi permetto di sottolineare solamente tre aspetti:

  1. la credibilità delle istituzioni è centrale perché su questa si fonda il rapporto di fiducia del cittadino nei confronti dello Stato senza il quale la democrazia è una scatola vuota. È proprio questo uno dei mali peggiori del nostro tempo che allontana sempre di più i cittadini e le giovani generazioni dalla politica. Il recupero di questa distanza deve essere la priorità strategica, superiore a ogni contingenza, se si vuole invertire la rotta. Non si può prendere un impegno e non rispettarlo. Non si può farlo ancora di più se l’impegno riguarda una questione fondamentale della vita comune. Nel secondo caso, infatti, oltre a mancare di rispetto alle persone con le quali si è preso l’impegno, si commette un fatto ancora più grave: si svilisce il principio proclamato contribuendo a uno scadimento morale collettivo. Ieri si è verificato questo: è stato affermato a parole il principio dell’importanza di onorare le vittime delle mafie ricordandole, ma è stato negato nei fatti (la comunicazione non verbale vince su quella verbale). Non possono non risuonare le parole di una delle persone ricordate ieri, il giudice Rosario Livatino: “Non vi verrà chiesto se sarete stati credenti, bensì credibili”.
  2. Non si tratta, purtroppo, di un caso isolato. Durante la campagna elettorale tutti gli intervistati si erano detti d’accordo sulla formazione di amministratori e dipendenti della PA sui temi della lotta alle mafie. In occasione del corso di formazione organizzato dall’Osservatorio Provinciale sulle Mafie, completamente gratuito e calendarizzato in accordo con Comune e Provincia di Novara, pochissimi sono stati i consiglieri e gli amministratori presenti e ancora meno i dirigenti.
  3. Erano presenti molti giovani. Oltre ai presidi studenteschi di Libera formati da studenti delle scuole superiori della provincia di Novara avevamo deciso di invitare, sempre in accordo con i capigruppo, gli studenti delle scuole medie perché la celebrazione potesse diventare anche un momento educativo e formativo per le nuove generazioni. Che testimonianza hanno dato le istituzioni?

Queste tre considerazioni nulla tolgono alla bellezza del momento celebrato mercoledì pomeriggio insieme con i presenti e quanto accaduto non deve inquinare la giornata del 21 di marzo che deve avere al centro il ricordo delle vittime innocenti delle mafie e la vicinanza ai loro familiari.

Dentro Libera ci ripetiamo spesso che occorre “distinguere per non confondere”, che non bisogna generalizzare. Continueremo a farlo sperando in una risposta migliore e più adeguata in futuro, continuando a metterci al servizio. Anche perché quanto successo mercoledì ci amareggia ma non ci priva della fiducia nelle istituzioni e nel ruolo positivo che i partiti devono svolgere per il funzionamento democratico del nostro Paese così come previsto nella Costituzione.

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