Nasce la Commissione Antimafia Europea

Il Parlamento di Strasburgo ha istituito il nuovo organismo sulla criminalità organizzata

“Eppur si muove”, verrebbe da dire parafrasando Galileo Galilei. Dopo anni di dibattiti, discussioni, veti e incomprensioni, finalmente l’Europa vede nel crimine organizzato una minaccia comunitaria. Non più e non solo un problema che riguarda l’Italia, e che il nostro Paese deve risolvere, ma una questione europea.
Ieri, quindi, il Parlamento Europeo ha istituito la prima commissione speciale sulla criminalità organizzata, la corruzione e il riciclaggio. Sarà composta da 45 membri, che saranno eletti nella prossima seduta plenaria del 28/29 marzo, e avrà un mandato di un anno rinnovabile.

Quali i compiti del nuovo organismo comunitario? «Analizzare e valutare l’entità della criminalità organizzata, della corruzione e del riciclaggio di denaro e il loro impatto sull’Unione e sui suoi Stati membri, nonché proporre misure adeguate che consentano all’Unione di prevenire e contrastare tali minacce, a livello internazionale, europeo e nazionale». Recita così l’articolo 1/A del testo approvato ieri. La Commissione speciale, quindi, avrà poteri investigativi per capire qual è l’impatto delle mafie sui paesi dell’Unione e sull’Unione. Concentrandosi sui crimini economici, una specialità dei boss che con il riciclaggio e con le frodi comunitarie hanno ripulito enormi quantità di denaro. Soldi “puliti” utilizzati per impossessarsi di importanti settori dell’economia europea.

In Italia, si sa, la situazione è monitorata da tempo. Il nostro Paese, infatti, ha una solida e lunga legislazione antimafia, sopravvissuta ai numerosi tentativi di “ammodernamento”. Altre realtà, invece, con le mafie hanno imparato a fare i conti da poco. Basti citare l’esempio della Germania che soltanto dopo la strage di Duisburg del ferragosto del 2007 ha iniziato seriamente ad indagare sulla ‘ndrangheta calabrese. Una presenza vecchia di decenni sulla quale le forze dell’ordine tedesche non hanno mai veramente indagato. La Commissione antimafia del Parlamento di Strasburgo avrà il mandato di realizzare missioni negli Stati membri, facendo audizioni con le istituzioni europee e nazionali.

L’articolo 1/E stabilisce che la Commissione può: «Effettuare visite e organizzare audizioni con le istituzioni dell’Unione europea, con le istituzioni internazionali, europee e nazionali, con i parlamenti nazionali e i governi degli Stati membri e dei paesi terzi, e con i rappresentanti della comunità scientifica, del mondo delle imprese e della società civile, come pure con gli operatori di base, le organizzazioni delle vittime, i soggetti impegnati quotidianamente nella lotta contro la criminalità, la corruzione e il riciclaggio di denaro, quali le autorità incaricate dell’applicazione della legge, i giudici e i magistrati, e con gli attori della società civile che promuovono una cultura della legalità in aree difficili». L’obiettivo del lavoro della Commissione antimafia sarà quello di redigere un rapporto sulla minaccia rappresentata dalle mafie, e, cosa più importante, proporre misure legislative per contrastarne il potere.

L’europarlamentare italiana Sonia Alfano (gruppo Alde – Idv), relatrice dell’assise europea per la lotta al crimine organizzato, ha dichiarato che: «L’istituzione della commissione antimafia del Parlamento europeo rappresenta un vero punto di svolta nella storia delle politiche dell’Unione europea. Finalmente dall’Europa arriva un messaggio inequivocabile alle organizzazioni criminali e alle mafie: le istituzioni non hanno intenzione di indietreggiare davanti al crimine organizzato».
Soddisfazione anche dall’Italia. Laura Garavini, capogruppo Pd in Commissione antimafia ha dichiarato che: «L’istituzione di una Commissione Antimafia del Parlamento europeo è una decisione importantissima che darà forza e nuovi strumenti alla lotta contro le mafie, fenomeno ormai internazionalizzato, impossibile da contrastare senza un coordinamento e mezzi comuni». Tuttavia aggiunge che: «L’Italia deve recuperare il ritardo nell’approvazione delle direttive che l’Unione Europea ha già varato da alcuni anni e che il precedente Governo non ha approvato».
Quali? Il principio del mutuo riconoscimento delle sentenze di confisca, oppure la normativa che regola l’istituzione di squadre investigative miste. Infine, ultimo ma non per ultimo, il quadro normativo anticorruzione.

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