Libera in piazza per dire “NO” al femminicidio

Femminicidio è una parola coniata per indicare l’insieme di tutte le discriminazioni e violenze perpetrate nei confronti delle donne per la loro appartenenza al genere femminile. E’ l’uccisione della donna “in quanto donna”, il suo assoggettamento psicologico, economico, giuridico, politico, sociale e fisico da parte dell’uomo e della società. E’ la violazione dei diritti e della dignità di più di metà della popolazione mondiale, la cui prima causa di morte, in Europa e nel mondo, è l’omicidio.

E’ per dire no a tutto questo, per rifiutare e condannare il femminicidio, che la sera di giovedì 1 marzo, un corteo di luci colorate ha sfilato per le strade del centro di Novara: a portarle erano decine e decine di persone, oltre il centinaio, donne e uomini, riuniti per ricordare Joy, Simona, Ida, Vera, Giuseppina, Brunella e la giovane donna, ancora senza nome, che da mesi giace all’obitorio dopo essere stata trovata nel Canale Regina Elena a Bellinzago.
Con loro tutte le altre donne vittime, in Italia, di mariti, padri, fratelli, figli, parenti, clienti, i cui nomi hanno accompagnato i nostri passi durante tutto il tragitto.

A condurci sono state anche le parole della “Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea”, della “Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina” di Olympe de Gouges, di poetesse e poeti quali Alda Merini, Emily Dickinson e Davide Serra, delle testimonianze delle ragazze di “Liberazione e speranza” e della lettera di Suor Eugenia Bonetti. Questo per affiancare, al nostro grido di denuncia, un messaggio di speranza: la stessa speranza di un mondo in cui sia possibile dare pieno senso alla parola “dignità” che abbiamo ritrovato in una straordinaria pagina del Diario di Anna Frank . Poiché, di fronte a tutte queste malvagità, a tutti gli egoismi e alle ingiustizie, l’unica cosa che rimane è la speranza:
Quella cosa piumata che si viene a posare sull’anima. Canta melodie senza parole. E non smette mai. E la senti dolcissima nel vento” (Emily Dickinson).

Silvia Bernardi

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