Pecunia non olet! Il fenomeno del riciclaggio.

Giacca e cravatta, occhiali, parlata magnetica e battuta facile, Ranieri Razzante è l’ospite del quinto appuntamento della scuola di politica “Imparare Democrazia” dell’associazione Sermais organizzata in collaborazione con i presidi giovanili della rete di Libera Novara.
Inizia il suo seminario, dal titolo Pecunia non olet. Il fenomeno del riciclaggio, a cui erano presenti una cinquantina di persone, parlando di cultura mafiosa; quella di chi elude le regole. Non vuole entrare nell’ambito della mafia. Il riciclaggio è, si, il modo in cui questa reinveste il denaro sporco, pulendolo, ma la maggior parte delle persone che ripulisce il denaro non è un affiliato: i liberi professionisti, insospettabili, paiono maggiormente dediti al “mestiere”.
Il reato di riciclaggio “si perfeziona – dice – con un’operazione lecita”, che sia patrimoniale, finanziaria, mobiliare o immobiliare, tanto che ormai è fin possibile parlare di fatturazione del riciclaggio.
Ma come si ricicla il denaro? Il limite non è che quello dell’ingegno umano, le combinazioni sono infinite. Secondo le statistiche, ogni capitale può essere lavato fino a 80 volte e potrebbe essere fatto anche in 24 ore. Riporta un esempio, partendo da una somma provento di estorsione: contanti, naturalmente, che non possono essere versati in banca dall’estorsore. La soluzione più ovvia è rivolgersi a un commercialista o avvocato che li versi sul suo conto, magari in più volte, magari in forma di bonifico per il pagamento di una parcella. Qui, sono ancora pieni e già puliti.
Ma si può andare avanti, “spaccandoli” fino a otto decine di volte: si può comprare un bene, o compiere un investimento, o fare dei libretti postali per pagare degli operai di qualche azienda.
E non importa se qualche pezzo del capitale si perde già per strada senza essere utilizzato.

Le normative di prevenzione del riciclaggio

Si dedica, poi, alla spiegazione delle normative di prevenzione del riciclaggio, la prima del 1991 e l’ultima L. 231/07, cercando di sciogliere qualche nodo. Sono tre i punti su cui quella del 2007 si articola. Il primo limita il trasferimento di denaro contante, vietandolo oltre un dato importo ma permettendolo se si passa per un intermediario finanziario abilitato – banche o poste. Con la Manovra Monti è stato stabilito un importo massimo pari o superiore a 1000 euro. L’infrazione della norma comporta la sola sanzione amministrativa, non l’annullamento della compravendita. Non viene imposto alcun limite ai versamenti né ai prelevamenti di denaro.
Il secondo vuole la registrazione di transazioni superiori o superiori ai 15mila euro nell’arco dei sette giorni, un sistema di censimento.
L’ultimo richiede al bancario la segnalazione di operazioni sospette alla Banca d’Italia, che provvederà a fare i dovuti controlli. Nel 2011 questa norma ha portato alla registrazione di circa 43mila operazioni da cui sono stati filtrati 8mila reati. “Sviluppandone una, la Guardia di Finanza è arrivata alla famiglia mafiosa Brancaccio a cui ha sequestrato 34 milioni di euro”.

Il rapporto con l’evasione fiscale

Chiude il suo intervento ritornando all’inizio, alla cultura mafiosa; quella di cui l’evasione fiscale è un sintomo, un delitto punito da una legge del 2000. E sigilla il cerchio rapportando l’evasione fiscale al riciclaggio. Come? Riportando come un imprenditore, che risparmia un capitale che avrebbe dovuto versare al fisco, rimetta in circolo il denaro evaso comprando un bene per la sua azienda.
La carenza è che in Italia manca il reato di auto-riciclaggio, che punisca il soggetto stesso che ha commesso il reato presupposto.

I negozi Compro Oro

L’ultimo tema trattato è quello dei negozi “Compro-oro”.
“Il 60-70% pare operi nell’illegalità”, esordisce prima di entrare nella questione.
Comprano gioielli dai privati e li fanno fondere e raffinare in ditte specializzate al fine di avere l’oro puro successivamente rivenduto sul mercato. Ora pare ci sia un negozio ogni 6-7mila abitanti, nonostante non sia possibile dare numeri precisi per l’assenza di un censimento da parte delle autorità che rilasciano le licenze.
Già tempo fa il fenomeno era stato portato all’attenzione da parte di AIRA – Associazione Italiana Responsabili Antiriciclaggio – e ANOPO – Associazione Nazionale Operatori Professionali in Oro.
I Compro Oro sarebbero diventati una forma alternativa di finanziamento delle famiglie, tanto da essere diventata l’unica attività in controtendenza con l’andamento dell’economia nazionale.
Bassi costi e requisiti permettono a chiunque di aprire esercizi come questo.
Spesso non fanno scontrini, a volte danno una somma maggiore al valore del bene e, dietro, potrebbero esserci reati di riciclaggio o ricettazioni derivanti da furto.
Non sempre vengono registrate le generalità del venditore e l’importo del bene che permette, come emerso da un’inchiesta, che venissero censite vendite di oro rubato su altre ignare persone.
Vero è che la legge attuale prevede che l’oro debba rimanere in giacenza per 10 giorni prima di essere spostato, ma ci sono casi in cui le licenze vengono vendute molto rapidamente e per diverse volte così da eludere la norma.

Una risposta

  1. Compro oro ha detto:

    Credo che definire il 60% dei negozi compro oro come “illegale” sia un pò esagerato. Il settore è sicuramente inquinato dalla malavità e dalle truffe ma ci sono ancora delle realtà, anche grandi, che operano in totale trasparenza e con serietà!

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