Caso Marcoli: si apre il processo per Francesco Gurgone, il presunto mandante dell’omicidio.

Si è aperta questa mattina la prima udienza del processo a carico di Francesco Gurgone, il venticinquenne ritenuto mandante del commando di fuoco che il 20 gennaio 2010 avrebbe ucciso l’imprenditore Ettore Marcoli a Romentino, presso la sede della sua cava.

Francesco Gurgone, difeso dall’avvocato Ruffier, è l’unico degli indagati ad aver scelto un rito processuale ordinario. È infatti in corso un processo parallelo, questa volta in iter abbreviato, che vede sedere al banco degli imputati i presunti esecutori materiali del delitto: Giuseppe Lauretta, Vincenzo Fagone, Andrea Mattiolo e Tancredi Brezzi (colui che fornì le armi), nuovamente davanti al Gup il prossimo 23 gannaio.
In entrambi i processi i familiari della vittima hanno deciso di costituirsi parte civile.
I genitori, la madre Maria Ida Marcoli e il padre Ezio, difesi dall’avvocato Correnti, sono i primi a prendere posto nell’aula semideserta, quasi a ribadire una sete di giustizia che non può concedersi il lusso dell’attesa.
La sorella maggiore Barbara li raggiunge a breve. Quest’ultima è assistita, insieme alla sorella Maria Cristina (assente all’udienza), dall’avvocato Monteverde.
Infine la vedova, Susanna Pulici, accompagnata e difesa dall’avvocato Giulia Ruggerone.

Il presidente della corte d’assise, il giudice Angela Fasano, alle 10:00 apre la fase dibattimentale, lasciando al pm Caramore, affiancato dal procuratore generale Francesco Saluzzo, il compito di esporre le richieste.
Oltre alla necessità del pm di procedere, in vista della prossima udienza, con la trascrizione delle intercettazioni telefoniche di rilievo, Caramore richiede di poter proiettare tutto il materiale fotogragico raccolto dal nucleo investigativo dei carabinieri nel momento del primo sopralluogo sull’area del delitto. “Sono immagini impressionanti – risponde Saluzzo a perplessità avanzate da Ruffier-, ma non raccapriccianti. Per chi non ha vissuto le indagini è impossibile comprendere la dinamica racontata e qui dimostrata, senza prendere visione delle singole fasi e delle posizioni (del corpo, ndr), su cui, per altro, ci sono state anche divergenze che incidono sulla prova del fatto che il reato fosse stato premeditato. La proiezione è quindi necessaria”.

Accordata dalla corte la richiesta sull’uso della strumentazione fotografica, si è avviata la fase di interrogatorio ai due testimoni condotti dal pm.
Il primo chiamato al giuramento è il luogotenente Ciccone, comandante della stazione dei carabinieri di Galliate, che ha competenza territoriale anche su Romentino.
In servizio di pattuglia nella serata del 20 gennaio 2010, fu il primo ad essere avvisato della sparatoria. Per questo è chiamato a deporre nei minimi dettagli come si svolse la vicenda, l’arrivo sul lugo, la visione del corpo esangue della vittima, l’intervento della crocerossa e quello successivo del nucleo investigativo. È chiamato a raccontare attimi di vita congelata che, freddi come quella sera di due anni fa, tolgono il respiro in aula.

Segue la deposizione del maresciallo Mauro Leonardo, responsabile della sezione rilievi del comando provinciale dei carabinieri, a cui è richiesta l’esposizine di una ricostruzione precisa delle rilevazioni tecnico-scientifiche eseguite sul luogo del delitto. Queste, articolate nelle rilevazioni dattiloscopiche, in quelle biologiche e nello studio balistico, vengono sviscerate primariamente in via dialogica, rispondendo alle interpellanze del pm e dell’avvocato Ruffiè, e successivamente accompagnate alla proiezione fotografica, eseguita però a porte chiuse.
Dalla descrizione iniziale dell’arma da fuoco si coglie l’efferatezza del delitto, eseguito con barbaria attraverso l’uso di un fucile da caccia. “Il colpo, o meglio i colpi, sono stati sparati da una distanza così ravvicinata al corpo della vittima -descrive il maresciallo- che, non solo dopo lo sparo la borra contenitore non si è aperta permettendo la fuoriuscita dei pallini -come avviene di consuetidine con questo tipo di armi-, ma ha perforato la cassa toracica, rimanendo poi all’interno del corpo.”

A seguito, poi, della presentazione fotografica, il presidente della corte ha dato comunicazione del calendario per le prossime udienze.
La seconda udienza, che vedrà tra l’altro come testimoni Susanna Pulici e Ezio Marcoli, è fissata per giovedì 26 gennaio prossimo.

Mattia Anzaldi

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