Poliziotta per amore

Venerdì 18 novembre, presso il teatro San Carlo di Arona, il presidio Antonio Landieri ha festeggiato il suo primo anno di attività con lo spettacolo “Poliziotta per amore”, monologo teatrale scritto da Nando dalla Chiesa ed interpretato in maniera toccante da Beatrice Luzzi – già protagonista di un documentario di Libera sui beni confiscati.
Lo spettacolo racconta la storia di una giovane studentessa, politicamente impegnata, che decide di entrare in Polizia, ispirata dalle toccanti storie di Emanuela Loi – l’agente di scorta di Paolo Borsellino, vittima nella strage di via d’Amelio (19 luglio 1992) – e di Roberto Antiochia – ammazzato nel 1985 insieme a Ninni Cassarà, il vice-questore che stava proteggendo. È il racconto della passione di questa ragazza per la legge, la sua grande caparbietà nel voler proteggere gli altri ed il grande dolore in seguito ai fatti del G8 di Genova.

In seguito allo spettacolo il professor dalla Chiesa ha intrattenuto gli ospiti raccontando la nascita dello spettacolo. Un racconto inventato nato dalle vite di tanti poliziotti conosciuti nel corso di una vita. “Ho cercato di far passare il messaggio che le forze dell’ordine sono alleati, non avversari” ha detto dalla Chiesa. Un messaggio che sembrava ben chiaro negli anni ’90 – “adesso la gente fa il tifo per noi” come disse un raggiante Falcone a Paolo Borsellino – e che si è perso in seguito ai fatti di Genova.

È curioso il medium scelto per veicolare questo messaggio; quello del teatro. Contro la mafia – secondo dalla Chiesa – è necessario usare tutti i mezzi a disposizione. La mafia non capisce la forza della cultura, se ne rende conto sempre troppo tardi. Il teatro è un mezzo più diretto ed emotivamente coinvolgente di un libro, il grande livello artistico consente di trasmettere un messaggio con maggior efficacia. Bisogna diffondere il messaggio che la mafia non ha il diritto di esistere e per farlo è necessario comunicare socialmente contro la mafia.
È stata toccata anche la tematica delle mafie al nord, sollecitata anche dagli esponenti della società civile e dello stato presenti, dalla comunità cattolica alla Polizia – deplorevole l’assenza di esponenti della giunta comunale – che si sono dimostrati molto partecipi. “La mafia non si vede se quelli con responsabilità dicono che la mafia non esiste.” È questa l’accusa mossa da Dalla Chiesa. A Palermo negli anni ’80 si negava l’esistenza della mafia, mentre Mattarella, presidente della regione Sicilia, La Torre, deputato PCI, e Dalla Chiesa, questore di Palermo, venivano uccisi.
Oggi a Milano la situazione è uguale, le istituzioni si rifiutano di vedere – l’ex sindaco Moratti ed il prefetto Lombardi negarono risolutamente la presenza della criminalità organizzata a Milano – i cittadini sono incapaci di rendersi conto della situazione, la società per quieto vivere o scarsa passione civile non vuole vedere e la stampa non è in grado di mettere insieme i fatti di cronaca per poter delineare uno scenario della criminalità nel nord Italia.

Le mafie però si possono combattere. Durante la serata Dalla Chiesa ha indicato la via al numeroso pubblico. Quando c’è formazione e informazione poi si può capire che cosa fare. Non bisogna sostenere negozi ed attività imprenditoriali che riciclano denaro, serve sostenere le numerose associazioni contro le mafie e dare importanza alla memoria. Oggi siamo in grado di sostenere commercianti e imprenditori che denunciano il pizzo, abbiamo organizzazioni che si dedicano al ricordo delle vittime di mafia e all’educazione alla legalità. Molte sono le armi a disposizione della società civile.
In conclusione c’è stato l’intervento del responsabile provinciale di Libera, Domenico Rossi, che ha ricordato a tutti l’evento sul tema Mafie al nord, che si svolgerà il 25 novembre a Novara, che vedrà come ospiti don Luigi Ciotti e Anna Canepa, magistrato della DNA.

Alessandro Buscaglia

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